Il riccio e la volpe: La mente aperta batte l’esperto
L’attuale Governo tecnico mi ha fatto riflettere: Quanto sono esperti coloro che vengono definiti “esperti”?
Non voglio dubitare dell’autorità dei professionisti coinvolti, quanto piuttosto la loro capacità di valutare i limiti della loro conoscenza. Molte volte l’arroganza oscura la competenza. Contrariamente a quanto ci hanno sempre detto, è ragionevole dubitare del tasso di errore prodotto da un esperto.
Non metto in dubbio la procedura. Mi limito soltanto a considerare la sicurezza (arroganza) che questa sia l’unica strada percorribile.
Vi è mai capitato di recarvi presso un medico e avere una diagnosi che non vi convinceva? Qualche giorno dopo ne avete ricevuta una totalmente differente da un altro medico. Eppure entrambi sono laureati e riconosciuti “esperti” in quanto iscritti all’albo dei medici.
Prendete ad esempio il settore della nutrizione e i tanti sistemi alimentari che ci hanno propinato fino ad oggi: qualcuno veramente valido e tanti altri invece delle grosse panzane.
L’assurdo è che in molte professioni voi ne sapete più degli esperti che però pagate per ricevere le loro consulenze.
Il problema degli esperti
Un gruppo di ricercatori tra cui Paul Meehl e Robyn Dawes associarono la parola “esperto” a “imbroglione”. Paradossalmente le cose che si muovono e richiedono conoscenza non hanno esperti. Mentre quelle che non si muovono sembrano avere esperti. In pratica le previsioni che gli esperti fanno sul futuro, basano i loro studi sul passato non ripetibile. Per farvela breve, le cose che si muovono hanno a che fare con i Cigni Neri.
Il problema degli esperti è che non sanno ciò che ignorano (autoinganno).
Philip Tetlock studiò le attività di esperti (così definiti) politici ed economici a cui venne chiesto di giudicare la probabilità di alcuni eventi (nel loro campo) in uno specifico lasso di tempo. Il risultato fu davvero eclatante. Coloro che godevano di buona reputazione facevano previsioni peggiori di chi non era considerato “esperto”.
La volpe prevede meglio del riccio
Tetlock delinea due tipi di esperti di previsione: il riccio e la volpe (The Hedgehog and the Fox). Il riccio sa una cosa mentre la volpe ne sa molte. Gran parte delle previsioni sbagliate provengono dai ricci che sono concentrati su un unico evento improbabile e rilevante. Sono talmente accecati da non riuscire a immaginarne altri.
Contrariamente a ciò che avviene nella maggioranza dei settori (politica, economia, medicina, ecc.) non è consigliabile vivere da riccio ma avere una mente aperta come la volpe. Insomma, possiamo diventare esperti qualificati senza titoli, lauree e onorificenze.

”possiamo diventare esperti qualificati senza titoli, lauree e onorificenze”
Grande verità Alessandro, peccato che qui in Italia la percezione sia ben diversa.
Te lo dico per esperienza in quanto avendo a che fare con il mondo delle università e del lavoro, spesso sento dire, laurea = +soldi +lavoro, + etc..
Sappiamo benissimo che non è sempre così e che spesso una ”3° media” vale molto di più di un master all’estero!
Personalmente ritengo che il titolo, sia solo pura soddisfazione personale!
Grazie per i tuoi post sempre molto illuminanti e dritti al punto!
@Gigi Drava, il problema è alla fonte. Le lauree sarebbero un grande valore aggiunto se non fossero “contaminate”. Esempio: gli studenti di economia subiscono le influenze (e scelte personali e professionali) dei docenti. Stessa cosa (altro esempio) in medicina dove i nutrizionisti “istituzionali” (vedi Veronesi e il suo rapporto con Barilla) ci dicono che la pasta è un cibo “essenziale”. Di esempi ce ne sarebbero davvero tanti.
[...] lascio con un ultimo esempio. Vi fidereste (e probabilmente lo avete fatto) di un esperto in economia talmente “esperto” da dover lavorare tutto il giorno in banca? Perché non vive facendo trading on-line sulle spiagge di Acapulco? scritto il 24 luglio [...]