Quando a parlare di calcio c’erano intellettuali e poeti

Il campionato europeo è finito come tutti noi sappiamo. Hanno vinto i più forti e – paradossalmente - i più indebitati d’Europa (calcisticamente parlando).

Non voglio commentare l’evento né sul piano tecnico né tanto meno su quello politico. Penso solo a quando il calcio era argomento di discussione e interesse tra intellettuali e poeti.

Pier Paolo Pasolini non ha mai nascosto la sua passione per il calcio che praticava con devozione.

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.

Pier Paolo Pasolini

Anche un personaggio cupo e solitario come Leopardi (A un vincitore nel pallone) elogia l’energia di questa disciplina sportiva.

Ecco, pensare al calcio attraverso il pensiero degli intellettuali, mi fa sentire una persona migliore. In fondo – visto con passione e lealtà – è un bel vedere.

Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…

Francesco De Gregori - La leva calcistica della classe ’68

(Il testo del noto cantautore romano è anche una metafora sul fallimento dei sogni della generazione sessantottina).

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