Sono giovane, ricco e colto; e sono infelice, nevrotico e solo. Provengo da una delle migliori famiglie della riva destra del lago di Zurigo, chiamata anche la costa d’oro. Ho avuto una educazione borghese e mi sono portato bene per tutta la vita.
Così inizia Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, uno dei testi letterari più importanti degli ultimi due secoli in Occidente. Lo stile di scrittura dell’autore è eccezionale ma mai quanto il suo coraggio nel raccontarsi. Senza tentennamenti, ti prende per la gola demolendo ogni certezza.
Probabilmente la traduzione (il testo è in lingua tedesca) ha danneggiato la forza di questa scrittura che è veramente ammirevole. Non conosco il tedesco, quindi mi fido di coloro che hanno letto la versione originale e successivamente quella in italiano.
L’aspetto che mi ha maggiormente colpito è la circostanza in cui è nato questo testo che lo rende prezioso. L’autore non è uno scrittore. Fritz Zorn, con la rivelazione del suo cancro attraversa tutta la sua breve vita (poco più che trentenne) che racconterà dall’inizio alla fine.
Figlio di una ricca famiglia, condanna la borghesia svizzera dove è nato e cresciuto.
La sua incapacità assoluta di accedere alla felicità attraverso piccole esperienze è la causa di questo cancro (prima ed ultima avventura del suo corpo). Da questa osservazione, Fritz Zorn affronta i suoi mali interiori (vera causa del suo disagio) con un tono neutrale e umoristico. Analizza minuziosamente determinanti atteggiamenti (sociali e religiosi) della sua famiglia, causa di questo fallimento.
Il racconto – vera amputazione dell’anima – sembra convincere il lettore di come l’inferno in realtà sia lastricato di buone intenzioni (Oscar Wilde disse che i peggiori orrori sono stati commessi da coloro che volevano la felicità umana).
Non c’è tempo più terribile se non quello trascorso a condividere cose che non capiamo, meriti privi di un reale consenso, dove ogni opinione viene calpestata perché “fuori luogo”. Il suo testo mi appassiona perché accusa il vero crimine contro l’umanità che ancora oggi affligge la società occidentale.
Ma ciò che in questo libro appare veramente traumatico (e ben descritto) è soprattutto il dramma del “corpo schiavo”, moralmente castrato a tal punto da odiare ogni sensualità. Zorn (che mai ebbe una relazione sessuale e sentimentale) rivela come l’anima si atrofizza quando il corpo mortale non ha più nessuno dei suoi poteri. La religione è il più esagerato degli eccessi contrario a qualsiasi legge di conservazione della specie.
Più che negare l’esistenza della malattia, Zorn accusa la sua assenza emotiva che ha provocato il cancro. Il rapporto tra psiche e malattia viene considerato irrazionale dall’autore.
Notate che i dibattiti sul ruolo dei fattori psicologici nella genesi dei tumori vengono tutt’oggi affrontanti nella comunità medica. Non parliamo quindi di ironia della sorte. Da lì, tutto diventa chiaro. Questo testo è una dichiarazione di guerra contro una società che coltiva un finto piacere.
Da 17 anni, l’autore soffre di una depressione che mai lo lascerà. Eppure, la sua straordinaria acutezza, offre una perfetta diagnosi del suo male, degna di un esperto di disturbi mentali.
Leggendo il testo ho come la sensazione che non vi è nulla (o molto poco) di indispensabile. Ogni pagina sembra il pezzo di un puzzle che viene ricostituito sotto i miei occhi in un modello educativo che supera di gran lunga il semplice caso di cancro. È la società occidentale – nel suo complesso – che è alla gogna. L’unica consolazione di Zorn, è credere di morire per mancanza d’amore, in un mondo dove troppi muoiono per Dio o per il capitalismo.
Non è la più stupida ragione per morire? Come dargli torto? Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, termina così:
Io non ho ancora vinto sulla Cosa contro la quale mi ero messo: ma neppure ho ancora perduto e, ciò che è più importante, non ho ancora capitolato. Mi dichiaro quindi in stato di guerra totale.
Nonostante sia un libro tremendamente doloroso, apporta uno stato di liberazione totale.
Storia di un manoscritto
La stesura di Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, ebbe fine il 17 luglio 1976. Tre mesi dopo lo scrittore Adolf Muschg inviava il manoscritto all’editore Helmut Kindler. Nessuno dei due conosceva l’autore. Muschg, premeva che venisse pubblicato al più presto perché aveva capito che l’autore non ne avrebbe pubblicato un secondo.
La sera del 1° novembre, Zorn (ricoverato in ospedale) venne a sapere che Kindler aveva accettato di pubblicare il suo testo. Il mattino seguente, alle cinque, morì.
Come ho avuto questo libro?
Su Anobii – il sito per scambiare libri - avevo proposto a un utente uno scambio. Il destino volle che un altro utente di Roma (città dove vivo) mi proponesse lo stesso libro. Accettai quest’ultimo per evitare la spedizione. Con il precedente ne concordai un altro. Tra i suoi “scambiabili” c’era Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo che non conoscevo minimamente e di cui mai avevo sentito parlare. Lo scelsi per le tante recensioni positive presenti sui siti on-line.
Il testo speditomi (in foto) è una prima edizione del 1978, forse introvabile o quanto meno (a una prima verifica) non in commercio.

