Archivio del mese di Luglio, 2007

Padre Ricco, Padre Povero

Martedì, Luglio 17th, 2007

Se dovessi scegliere il nome dell’autore che mi ha “aperto” la mente per primo, direi senza orma di dubbio Robert Kiyosaki.

Ritengo il suo libro “Padre Ricco, Padre Povero” la vera spinta verso il mio cambiamento di convinzioni.

Dovete sapere che a 22 anni non appena entrato in azienda, andai subito da un promotore finanaziario di fiducia (tutt’oggi un mio caro amico) per pianificare con lui quelle che consideravo le basi per il mio futuro.

Come prima cosa, aprii un fondo previdenziale (la pensione integrativa per intenderci) in modo da assicurarmi una volta terminato di lavorare, una serena vecchiaia (oggi mi chiedo se con le stesse convinzioni di allora arriverei mai ad invecchiare!).

Pensai anche ad un futuro acquisto di una casa, e sempre consigliato cominciai ad investire mensilmente parte del mio stipendio in obbligazioni a basso rischio, in modo da ritrovarmi nell’arco di circa dieci anni (era quello più o meno il periodo che avevamo programmato) con una discreta base per l’anticipo di un mutuo.

Certo pensandoci adesso mi viene da ridere, ma non rinnego quello che ho fatto ne tantomeno me la prendo con il mio promotore che mi aiutava a “preservare” il mio capitale come una brava formichina laboriosa.

Anzi vedevo in lui (data forse anche la differenza di età) una sorta di padre, perchè proprio come il mio, mi consigliava di risparmiare in attesa di eventi migliori.

Certo, trovare oggi un ragazzo di soli 22 anni che sceglie di “dirottare” parte dei suoi guadagni su un fondo previdenziale, non è cosa facile, è un pò come una mosca bianca.

Rimango sempre colpito nel vedere quotidianamente giovani senza idee, progetti, ma soprattutto con ideali ed un futuro di scarso valore, trascinarsi nelle scuole, nelle università con l’unico obiettivo di far passare il tempo.

Per fortuna non tutti i ragazzi sono così!

Mio padre mi ha sempre insegnato a dare valore ai soldi guadagnati con sacrificio, a non sperperarli inutilmente, a ponderare le mie azioni. Credeva (e crede tutt’ora) fortemente ad un lavoro come dipendente.

Ritiene indispensabile la presenza di una grande azienda alle spalle, come una sorta di tutore da cui ricevere protezione.

E’ vero, per molto tempo anche io la pensai così, soprattutto nei primi anni di lavoro. Probabilmente anche per il fatto di lavorare per una grossa multinazionale (se avete esperienze di tale tipo sapete che li ti inculcano l’idea di famiglia, di valore aziendale, il sacrificio per il bene collettivo, la lunga e faticosa ricompensa, ecc.) mi ritenevo “approdato” nel posto giusto.

Con gli anni capisci che puoi ammazzarti di lavoro, farti illudere quanto vuoi, ma oltre agli straordinari che potrai fare, la tua paga sarà sempre la stessa.

Con il cambio dell’euro poi ho visto convertire perfettamente il mio stipendio nel medesimo valore, ma contemporraneamente ridursi il mio potere d’acquisto.

Conoscete qualcuno a cui sia capita la stessa cosa?

Tornando a Kiyosaki, lessi il suo libro quando anni dopo, partecipando ad un seminario sugli investimenti immobiliari, il docente che teneva il corso (Alfio Bardolla) ci illustrò quello che l’autore usa chiamare Cash Flow, il “flusso di cassa”.

Cosa è il Cash Flow?

E’ un metodo con la quale Kiyosaki (ancor prima di lui il Padre Ricco) spiega la differenza tra passività ed attività, ossia ciò che periodicamente ci porta soldi nelle nostre tasche e ciò che invece ce li toglie.

Per farvela breve e per tornare al discorso della casa (per chi non abbia ancora letto il libro) vi pongo un quesito. Sapete il mutuo della casa dove andiamo (io no!) a vivere in quale delle due categorie va a collocarsi?

Beh, ve lo dico io, nel quadrante (ricordatevi questo termine) delle passività. In poche parole, ogni mese il mutuo della casa dove viviamo, ci toglie soltanto soldi dalle nostre casse e non “lavora” come invece potrebbe fare.

“Padre Ricco, Padre Povero” ha come sottotitolo “Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro”.

In questa frase mi ci ritrovo perfettamente, perchè come vi avevo accennato all’inizio, mio padre è sempre stato un pro-dipendente, un “lavora per la pensione”, un “metti da parte per tempi più duri”.

Certo non lo diceva per farmi del male (anzi lo ringrazio infinitivamente per i sacrifici che ha fatto in passato per me e per i miei fratelli), sono semplicemente le sue convinzioni.

In fondo, tutt’oggi ho amici, anche più giovani di me, che la pensano come lui.

Col passare dei mesi cambiai totalmente visione e convinzioni, e trasformai pian piano le mie passività in attività. Le feci diventare delle rendite automatiche.

Decisi più avanti di approfondire il discorso, proseguendo i mei studi e la mia formazione, grazie anche al lavoro di altri trainer affermati, con la quale tutt’oggi sto scoprendo nuovi metodi per creare delle rendite automatiche.

Per chi non avesse chiara l’idea di rendita automatica, sono appunto delle attività lavorative che “camminano” e producono denaro senza la nostra costante presenza fisica.

Praticamente l’opposto del dipendente, che deve invece garantire una presenza fissa in un determinato posto per un tempo prestabilito.

Uno dei mezzi più efficaci per crearsi delle rendite automatiche, tanto per citarvene uno, è senza dubbio internet. Due i motivi principali.

Il primo perchè in molti casi non preclude un grosso investimento, anzi spessissimo non richiede proprio nessun costo.

Il secondo motivo perchè, guardandovi intorno, vi accorgerete che i nuovi milionari di oggi provengono quasi tutti da internet e dal mondo del web. Come vi accennavo prima, molti di loro non hanno avuto neanche bisogno di un capitale iniziale.

Qualcuno di voi conosce la storia di “The Million Dollar Home Page” ? E’ il perfetto esempio di fare soldi senza soldi, senza un titolo di studio appropriato, un vero capolavoro di inventiva e originalità all’estremo!

Un’altro aspetto che amo di “Padre Ricco, Padre Povero” è il fatto di abbattere definitivamente il mito del “titolo di studio” per fare carriera.

Ti faccio esempio personale.

Mio fratello (più grande di me di 2 anni) a 17 anni lasciò i studi per imparare il mestiere del meccanico. Dopo circa 8 anni di esperienza all’interno dell’officina, fece domanda nella stessa multinazionale dove lavoravo nel settore della vendita.

Venne assunto nel pool-assistenza, un’area che offre al cliente un supposrto di tipo tecnico, mediante collaborazioni, partnership di meccanici, gommisti e carrozzieri distribuiti e convenzionati su tutto il territorio nazionale.

Dopo una anno passò al settore del network dove lui stesso creava e gestiva la rete di affiliati. Lavoravamo nella stessa azienda, io ero perito meccanico con tanto di diploma, lui ha tutt’ora la licenza di terza.

Nonostante tutto aveva tre livelli più di me e quindi percepiva uno stipendio più alto.

Ora è diventato direttore di un’altra società che offre servizi alle più grandi multinazionali di autonoleggio leasing.

Questa è la dimostrazione di come un ragazzo con ottime capacità (sa comunicare efficacemente) e voglia di apprendere (sin dai tempi dell’officina ha sempre seguito corsi e conseguito attestati vari) possa sopraffare chi abbia un titolo di studio apparentemente di maggior valore.

Il Padre Ricco non era istruito, anzi lo era, ma dal punto di vista finanziario, e tutto ciò grazie alla sua inventiva ed intraprendenza e non certo per qualche laurea di troppo.

Il Padre Povero invece rimase deluso e “rinchiuso” nel suo ruolo istituzionale.

Per concludere, se ce ne fosse ancora bisogno, consiglio davvero di cuore questo libro.

Datevi almeno la possibilità di vedere le vostre convinzioni da un’angolazione differente e poi traetene le opportune conclusioni.

Alessandro Cosimetti

Crescita Interiore per cambiare

Domenica, Luglio 15th, 2007

Eccomi qui, per la prima pagina del mio blog.

Avrei voluto scriverla questa mattina, ma sono rientrato verso le 4 dopo una cena di lavoro a casa di un mio caro amico con cui, insieme a mio fratello, abbiamo discusso della nascita di un suo progetto che nei prossimi giorni vi illustrerò.

Poco fa, sono tornato da un corso di PNL (Programmazione Neurolingustica), tenutosi qui a Roma, la mia città. Il tempo di farmi una doverosa doccia (un caldo pazzesco!) ed eccomi qui davanti al pc.

Tanto per iniziare, mi presento.

Mi chiamo Alessandro Cosimetti, ho quasi 30 anni e per circa otto mi sono occupato di remarketing presso una nota multinazionale di autonoleggio leasing.

L’idea di questo blog nasce in concomitanza con la mia decisione di presentare le dimissioni dall’azienda dove appunto lavoro (il 27 luglio sarà il mio ultimo giorno).

Per anni ho “cullato” l’dea di cambiare la mia professione e di intraprendere un nuovo percorso lavorativo. Ho tentato più volte, cercando qua e là come potrebbe fare un ragazzo ormai stanco e deluso dalle aspettative che gli si presentano ma senza sapere ancora quale direzione prendere.

Nei primi anni ho mandato curriculum ad aziende dello stesso settore in cui lavoravo. Avrei potuto cambiare lavoro in qualsiasi momento, le offerte non mancavano, ma l’idea di proseguire in un altra impresa lo stesso lavoro che in realtà volevo cambiare e per giunta con lo stesso trattamento economico, non mi esaltava per niente.

Per un periodo ho pensato anche di trasferirmi all’estero, in particolare in Spagna, dove vado spesso e dove ho molti amici. La cosa non mi convinceva lo stesso.

Molti miei conoscenti, sono andati a lavorare fuori il nostro paese, ma non hanno risolto totalmente i loro problemi e non hanno mai soddisfatto a pieno il loro desiderio di “cambiare”.

Mi convinsi quindi che effettivamente non è tanto il luogo dove si potrebbe andare a vivere e lavorare a cambiare la nostra esistenza, ma piuttosto il fatto di poter effettuare dei cambiamenti dentro di noi.

Viaggiando in varie nazioni, riscontrai nelle persone che conoscevo, le stesse problematiche in termini di insoddisfazione e ricerca di una nuova figura professionale.

Vi faccio un esempio. Ho un amico che lavorava come fattorino qui a Roma. Finalmente dopo lunghi tentennamenti decise di realizzare quello che era il suo sogno, andare negli Stati Uniti.

Sapete come andò a finire?

Indiscutibilmente, migliorò di molto il suo inglese, ma la realtà dei fatti è che, partito come fattorino, si ritrovò a fare la stessa cosa e vi dirò di più, una volta tornato (si accorse che non era il luogo in cui viveva il suo problema principale) si è ritrovato a coprire la stessa mansione, con una paga minore rispetto a quando partì e con un contratto meno rassicurante di allora.

Tempo fa, scelsi di investire su me stesso e quindi di formarmi in modo da ampliare ed accrescere, quelle che sono le mie caratteristiche, lavorando soprattutto sulle mie convinzioni, i miei aspetti personali e naturalmente anche quelli professionali.

Discutendo spesso con i miei colleghi (a breve ex) mi sentivo spesso ripetere la seguente frase :

“Ma sai Alessandro si è vero quello che tu dici, ma qui come potrai ben vedere non stiamo in America!”

Ecco questo è quello che io oggi con assoluta certezza posso chiamare una convinzione limitante. Sapete, è più facile scaricare le colpe di un nostro malessere (il fallimento non esiste), sul paese in cui viviamo, all’attuale Governo in carica, alla lingua che parliamo, alla famiglia in cui cresciamo, ecc.

Ma noi, in che percentuale siamo colpevoli della mancanza di soddisfazione della qualità della nostra vita? E’ davvero sempre colpa degli altri?

In Programmazione Neuro Linguistica si dice “la mappa non è il territorio” per indicare che la realtà è un qualcosa di profondamente soggettivo è ciò che la nostra mente produce e distorce.

Una citazione a me cara recita “il pessimista è colui che vede le difficoltà in ogni opportunità, l’ottimista invece è colui che vede l’opportunità in ogni difficoltà”. Di esempi nel mondo ne abbiamo tanti!

Per anni ho rinunciato a vacanze per pagarmi dei seminari tenuti da traider qualificati. Ho passato svariati sabato sera a casa davanti al pc per proseguire i miei studi, per mettere in pratica idee, nozioni apprese e quant’altro ancora.

Eppure come tutti voi, passavo otto ore (ed anche di più a volte) in ufficio per svolgere la mia mansione presso l’azienda.

Per anni addirittura mi sono fatto 60 km di auto ogni giorno per raggiungere il mio ufficio, traffico compreso (vi ricordo che vivo a Roma!). Anche a me una volta tornato a casa sarebbe piaciuto “spaparanzarmi” sul divano a vedermi un film o farmi una partita alla PlayStation.

Penso spesso ai miei amici alla quale parlo delle mie iniziative e mi rispondono sempre “lo farei anche io, ma sai non ho mai il tempo” e poi qualche ora dopo, tornandoci a parlare scopri che hanno passato tutta la sera a fare zapping in tv o con gli amici al bar a discutere di calcio tanto per ammazzare il tempo!!

Allora mi domando, forse sono un privileggiato a cui le giornate durano molto di più rispetto agli altri oppure è una mancanza di voglia di fare, di organizzazione e di pianificazione del proprio tempo e dei propri obiettivi (sempre che ne abbiano)?
Da qui nasce l’idea del mio blog, che prende il nome dal mio sito Crescita-Interiore.com proprio perchè i cambiamenti esterni non avvengono mai se prima non cambiamo ciò che siamo dentro!

Ho pagato sulla mia pelle anni di delusioni ed illusioni (false promesse) ma oggi mi guardo indietro e con un sorriso stampato in viso mi dico “però, hai visto che hai combinato?!”

E pensare che sto soltando agli esordi (parlo così perchè ho come modelli dei grandi personaggi).

Vorrei interfacciarmi con chiunque non sia soddisfatto della vita che svolge, che non ami il proprio lavoro, che abbia difficoltà a capire in quale direzione muoversi, ma anche con chi abbia tramutato in realtà i suoi obiettivi, che abbia ancora “fame” di crescere e sia pronto per nuove emozionanti sfide.

Negli ultimi anni mi sono occupato di investimenti immobiliari, e-commerce, info-marketing, editoria, alimentazione e benessere fisico…insomma di carne da mettere sul fuoco ne ho molta ed ogni giorno mi prefiggo l’obiettivo di imparare sempre qualcosa di nuovo e costruttivo che vada a riempire il mio bagaglio di esperienza.
Internet è un grande mezzo, per lavorare, per conoscersi, confrontarsi, formarsi e perchè no, anche divertirsi in maniera costruttiva.

Alessandro Cosimetti
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