Archivio di marzo 2008
Rompere e ricostruire nuovi Schemi Mentali
Ci sono azioni che il nostro cervello comanda direttamente al nostro corpo. Nascono dall’esperienza, dalla consapevolezza, da un riscontro del passato.
La mente le assimila, le elabora e ne trae un insegnamento che richiama in altri momenti della vita.
Sono sicuro, che se ti avessi davanti, e ti mostrassi un fiammifero acceso, molto probabilmente non ti susciterei nessuna particolare sensazione.
Ma, se tentassi di avvicinarmi con il fiammifero alla tua mano, istintivamente ti allontaneresti. Perchè?
Semplice, sai che il fuco potrebbe scottarti. Hai già vissuto questa esperienza (sgradevole) e stai bene attento a viverla di nuovo (salvo distrazioni).
Un semplice gesto, un solo impulso e il tuo cervello impara la lezione per tutto il resto della sua esistenza.
Eppure, non riusciamo a riproporre lo stesso meccanismo nelle altre situazioni della nostra vita. Facciamo un lavoro che non ci piace, ne siamo consapevoli, ma non facciamo nulla per cambiare.
Davanti allo specchio non ci piacciamo, siamo consapevoli che la cosa ci stia facendo soffrire. Sappiamo anche che continuando a mantenere inalterate le nostre abitudini, non cambierà nulla. Eppure non muoviamo neanche un dito, per risolvere questa problematica.
I vecchi schemi mentali, di tipo limitante, non fanno altro che farci cadere continuamente, in quella che solitamente viene definita come la “trappola delle obiezioni”.
Ci limitiamo, ogni volta che, costruiamo e riviviamo tutti gli schemi mentali che siamo stati in grado di produrre.
Il risultato di questo fenomeno, è quello di non tenere conto di tutte le opzioni che la vita ci offre nel suo percorso. Riusciamo a vedere soltanto ciò che ci limita, trascurando tutte le alternative e le varianti, che viceversa potremmo prendere in considerazione.
Spesso l’effetto dell’autosabotaggio, porta la nostra mente a decretare una identità ed un ruolo, che altri ci hanno cucito addosso o che noi stessi, senza motivo, ci siamo confezionati, nonostante la sua presenza, non sia di nostro gradimento.
Quello che dovremmo fare, è ricostruire la nostra realtà, ma prima ancora dobbiamo “rompere” i nostri vecchi schemi mentali.
Alessandro Cosimetti
http://www.abitudini-rompere-schemi-mentali-limitanti.eoltt.com
Comunicare e comprendere i bisogni
Da bambino, avevo un grosso problema nel comunicare i miei bisogni.
Quando volevo una cosa quasi provavo timore nel chiederla. Anche un semplice bicchiere d’acqua per me, era una impresa.
Spesso, quando mi trovavo a casa di persone con cui non avevo una grande familiarità, ed avevo urgenza di andare al bagno, me ne stavo zitto, senza chiedere il permesso per utilizzarlo.
Quando mi capitava di pranzare a casa dei miei amichetti, mangiavo soltanto ciò che mi proponevano, senza prendere mai l’iniziativa di assaggiare qualche altra pietanza presente in tavola.
Insomma, avevo il desiderio di soddisfare determinati bisogni, ma non trovavo mai il modo di comunicarli diversamente dal semplice parlare.
Fortunatamente, qualche volta capitava che mi “leggessero nel pensiero” evitandomi di chiedere determinate cose.
A parole di sicuro non mi esprimevo, quindi presumo che i miei interlocutori capissero certe mie esigenze, che riuscivo a comunicare in tutt’altra maniera.
Le mie incertezze, le risposte dubbiose, le frasi smorzate. Le lunghe pause, parole cadenzate, insomma il mio para verbale, mi aiutava anche senza volerlo.
Comunque, il lavoro più grosso lo faceva la mimica facciale, lo sguardo ed i miei gesti.
In questo caso, parliamo del mio non verbale. Sai da bambino, non ero certo quello che si poteva definire un gran chiacchierone!
Insomma, mi capitavano dei bravi interlocutori, capaci di reperire delle informazioni e di comprendere i miei bisogni, anche se purtroppo non sempre era così.
Sai questo è quello che accade anche a chi vorrebbe sedurre una persona ad esempio. Rischia di apparire invadente e questo perchè non ha ben capito le esigenze ed i bisogni di colui (o colei) che ha difronte.
Nel commercio è la stessa cosa. Ti è mai capitato, all’interno di in un negozio di abbigliamento, di imbatterti nella commessa di turno che tirava fuori tutta la merce, ma nulla che fosse veramente di tuo gradimento?
Magari ciò che cercavi era esattamente sopra uno scaffale, a due metri da voi. Ma se tu non sai esattamente cosa cerchi, e se lei non riesce a estrapolare informazioni utili, allora rischiate entrambi di perdere del tempo (il negoziante anche un cliente, in questo caso!).
Comunicare, non significa esclusivamente esprimersi a parole. Come dice la PNL, la comunicazione verbale ha una valenza pari soltanto al 7%. E il restante 93%? Non lo sfruttiamo?
Capisco comunque che possa risultare davvero difficile, comprendere certi bisogni, se già a priori non conosciamo gli elementi che costituiscono la nostra comunicazione.
Alessandro Cosimetti
