Archivio del mese di Aprile, 2008

L’ importanza di variare la propria dieta

Sabato, Aprile 26th, 2008

variare-stile-alimentare-perdita-peso.jpgAdottare uno stile alimentare poco vario, comporta due tipi di svantaggi: noia psicologica e un arresto dei risultati nella perdita di peso.

La problematica maggiormente riscontrata, nelle persone che non riescono più ad ottenere nessun risultato è proprio nella mancanza di fantasia e varietà nei cibi che assumono quotidianamente.

Diciamolo apertamente, le diete sono delle vere e proprie restrizioni o stati di prigionia, proprio perchè spesso ci obbligano a mangiare le stesse cose in tempi prolungati.

L’insuccesso delle tecniche alimentari, assunte e prescritte da molti nutrizionisti risiede proprio in questo concetto. Quello che dobbiamo (e possiamo) mangiare, è vincolato in una lista precompilata, magari appiccicata sullo sportello del frigo.

Sulla base di questo concetto è inevitabile considerare una dieta come una frustrazione o punizione da subire.

Personalmente credo, che per sopperire a questo fenomeno, certi principi alimentari debbano divenire bagaglio culturale di coloro che vogliono cambiare il proprio stile alimentare, salvaguardando la salute.

Questa è la scelta che feci circa 10 anni fa, quando dopo una serie di tentativi con diete prescrittemi, decisi di imparare io stesso come calibrare e variare i miei pasti.

Ancora oggi noto una tale similitudine nelle diete prescritte. Tutto questo, nonostante vengano identificate come “personalizzate”, quando in realtà sono assolutamente standard e identiche a tante altre.

Capire come funziona uno stile alimentare è molto importante proprio per evitare la noia psicologica e l’assunzione costante dei stessi quantitativi calorici.

In quest’ultimo caso, il corpo si abitua ed attua tutta una serie di contromosse per sopperire al deficit calorico precedentemente ricercato.

La dieta a Zona ad esempio insegna come variare le quantità di cibo sulla base di due fattori: la massa grassa corporea e l’indice di attività fisica.

Posso seguire questa tecnologica alimentare sia per perdere massa adiposa (grasso) ma al tempo stesso, per mantenere il mio peso o addirittura per incrementarlo.

Altro aspetto molto importante è quello di poter variare i propri pasti, semplicemente scegliendo ciò che vogliamo mangiare ogni giorno. L’unica accortezza, è quella di fare in modo che tali cibi siano presenti nel frigorifero.

Posso svegliarmi la mattina, e ad esempio decidere di assumere un pasto liquido. Oppure uno molto voluminoso e quindi ricco di tanta frutta verdura.

Capire come funziona uno stile alimentare, ci serve per variare il numero dei pasti assunti ogni giorno, la loro composizione, rendendo la nostra dieta sempre varia e fantasiosa.

Conosco persone che ormai da anni, un pò come me, applicano la dieta a Zona con grande dimestichezza e spesso introducendo nei loro pasti anche del vino, della cioccolata, biscotti, o addirittura delle torte da loro realizzate.

Ho voluto introdurre questo discorso, perchè questa mattina ho letto la notizia della difficoltà che stanno incontrando certi animali dell’Artico, a causa dei vari cambiamenti climatici che questi luoghi stanno subendo.

Determinate specie come ad esempio il beluga e la foca barbata stanno dimostrando di superare questa problematica senza alcuna difficoltà.

A differenza di loro, gli orsi polari e i trichechi invece non riescono ad abituarsi a questo fenomeno che sta condizionando la loro esistenza.

Tutto ciò, per il semplice fatto di non riuscire a variare la propria dieta, con le stesse conseguenze che molto spesso incontrano anche gli esseri umani.

Alessandro Cosimetti 

http://www.variare-dieta-stile-alimentare.eoltt.com

Obiettivo: Desiderare non è sinonimo di volere

Venerdì, Aprile 25th, 2008

obiettivo-strategia-volere.jpgSpesso mi soffermo a pensare a tutte quelle persone che a parole affermano di desiderare una certa cosa, ma poi nell’atto pratico, fanno esattamente il contrario.

Nell’azienda per cui lavoravo, avevo molti colleghi che non facevano altro che lamentarsi della loro posizione professionale e della loro retribuzione economica.

Anche io la pensavo esattamente come loro. Non amavo il mio lavoro e desideravo ardentemente una nuova posizione.

Eppure, nonostante gli stessi apparenti obiettivi, le azioni per concretizzarli, non erano uguali.

Ad esempio ogni mattina  mi portavo qualche libro da leggere, o ebook stampato, con cui durante la pausa pranzo studiavo.

I miei ex colleghi invece o se ne stavano fuori al corridoio a chiacchierare, oppure andavano a pranzare alla tavola calda (perdendo un mucchio di tempo in inutili file).

Loro desideravano ed io invece passavo all’azione.

E’ circa un anno che ho dato le dimissioni all’azienda mentre i miei ex colleghi, tutt’oggi passano da un reparto all’altro sperando che questo loro emigrare possa apportare qualche miglioramento nella loro vita.

Da adolescente, avevo problemi di peso che portavo con me da qualche anno. I medici mi prescrissero qualche dieta ma non ottenni grandi risultati.

In quel periodo non trovavo necessario perdere del peso. Ne tanto meno mostravo interesse, sulla mia salute o sulle conseguenze fisiche e sociali che avrei subito nel corso degli anni.

Il desiderio di cambiare nel tempo divenne talmente tanto che le azioni, per concretizzare tale cambiamento furono quasi inevitabili.

Oggi, ascolto le storie di tante persone che vorrebbero modellare il proprio corpo, ma oltre il semplice desiderare, non vedo nei loro comportamenti nessuna strategia (volontà) per ottenere risultati degni di nota.

Iscriversi ad un centro sportivo, non basta. Bisogna anche sapere cosa fare quando stiamo li dentro, ma cosa più importante capire perchè lo stiamo facendo.

In geometria si dice che una retta è costituita da due punti. Nella costruzione di un obiettivo, possiamo adottare lo stesso criterio.

Per costruire qualcosa, dobbiamo sapere da dove partiamo (primo punto) ma soprattutto, dove vogliamo arrivare (secondo punto). In PNL si usa chiamarli “stato attutale” e “stato desiderato”.

Molti si muovono perchè maggiormente motivati da un punto rispetto ad un altro. Ci sono quindi persone che formulano frasi del genere:

“Il mio attuale lavoro è noioso…” oppure “Voglio perdere peso e non essere più grasso..”

mentre altri con frasi del tipo:

“Voglio un lavoro che mi lasci più tempo libero per me stesso…” o “Voglio arrivare ad indossare la taglia 46 entro sei mesi…”

Il semplice desiderare una cosa, non equivale a volerla sul serio. La mente per attivarsi, deve avere una base di appoggio tale da motivarci nella realizzazione del nostro obiettivo.

“Vorrei…mi piacerebbe…sarebbe bello se…chissà se anche io…ecc.”

Queste sono le tipiche frasi di chi pensa di desiderare una certa cosa, ma poi fatti alla mano, non fanno e non faranno mai nulla per raggiungere il loro obiettivo e sai perchè?

Semplicemente perchè un effettivo e reale obiettivo, in realtà non esiste!

Pensi di volere una certa cosa, ma poi se non applichi nulla di diverso da tutto ciò che fino ad oggi hai fatto, è inevitabile stagnare nello stesso punto.

Sai come si dice: “Stesse azioni, stessi risultati!”

Se qualcosa non funziona, cambiala. Continuare ad adottare una strategia che non ti sta portando nessun risultato equivale soltanto ad una semplice perdita di tempo (a volte anche di denaro!).

Concludo ricordandoti che desiderare non è sinonimo di VOLERE!

Alessandro Cosimetti

Un ebook per studiare

Giovedì, Aprile 24th, 2008

studiare-ebook-photoreading-apprendimento.jpgCirca due anni fa, mi sono interessato di tecniche di apprendimento dinamico.

Non ho mai avuto problemi a studiare, soprattutto se dovevo reperire informazioni su di un argomento di mio interesse.

La voglia di crescere, di aumentare ed arricchire le mie conoscenze, mi hanno portato a scoprire nuove metodiche per assimilare il più possibile gli argomenti di mio interesse.

Paul Scheele, nel suo libro Photoreading  (e nei seminari che svolge) parla di anteprima, ovvero la scoperta del libro, ancora prima di cimentarsi nella sua lettura.

In questa fase, si sonda il “terreno” e questo fondamentalmente per farci un’idea iniziale del testo che abbiamo tra le mani.

Lo scrutiamo, sfogliandolo qua e là, tra la copertina, la quarta, il sommario e le pagine che lo compongono.

L’immersione invece, è appunto un immergersi nel libro, soffermandosi soltanto sui paragrafi o semplicemente le frasi di nostro interesse.

Per renderti meglio l’idea di questa pratica, ti pongo una domanda: “Quante volte, al termine della lettura di un libro, ti sei accorto che fondamentalmente soltanto un 20% dei suoi contenuti era di tuo interesse?”

Altro termine che Scheele utilizza, è quello di reperire ed estrapolare delle “parole grilletto” utilizzabili in un secondo momento per creare una sorta di catalogo di argomentazioni.

La mente per apprendere, deve prepararsi e migliore strumento per attuare questo processo sono le domande.

Sulla base del lavoro svolto precedentemente (anteprima, immersione, parole grilletto) la mente comincia a porsi delle domande e soltanto in fase di lettura tenterà di reperire le risposte dal testo preso in esame.

Lo studio e la fase di apprendimento, vengono enfatizzate mediante queste metodiche.

Ho acquistato (e scritto) degli ebook, ma sulla base dei studi che ho realizzato sulle tecniche di apprendimento, mi chiedo spesso se su di un ebook possano essere attuabili.

Potrei anche stamparlo, ma il vantaggio di un ebook che fine farebbe?

Alessandro Cosimetti

http://www.studiare-ebook-photoreading-apprendimento.eoltt.com

Obesità: Questione di grassi o carboidrati?

Mercoledì, Aprile 23rd, 2008

olio-salute-grassi-alimentazione.jpgIeri sera stavo cercando su Youtube, dei filmati per il modulo di una mia lente Squidoo.

Mi sono imbattuto su una serie di video creati per sensibilizzare e denunciare il crescente fenomeno dell’obesità.

Mi è piaciuto molto quello in cui si metteva in evidenza la differenza tra le società moderne e quelle tecnologicamente meno avanzate.

Nel primo caso il numero degli obesi è in costante crescita, a differenza del secondo dove invece cibo ed acqua sono un lusso e una rarità compromettente.

In altri video invece ho notato una discriminazione dei fast food.

Premetto che non amo mangiare in questi luoghi prettamente per una questione igienica. Spesso però non capisco se tale fenomeno sia dovuto ad una questione salutare o meno.

Solitamente chi parla del cibo venduto nei fast food, non lo fa mai con la giusta cognizione di causa. Si attribuisce al cibo messo in commercio, un incremento di obesità nella società.

Altra cosa, si punta il dito sempre e solo sui grassi. Molti credono che il fenomeno dell’obesità sia dovuto soltanto ad un utilizzo dei grassi.

Ho realizzato una guida in cui parlo anche dell’uso di quest’ultimi sul piano alimentare, nutritivo, chimico ed antropologico. Molti ancora credono che i grassi facciano ingrassare (forse il nome inganna!).

Senza entrare nel vivo del discorso, riduttivo con un semplice articolo, andrebbe innanzi tutto fatta una distinzione tra grassi di tipo buono e cattivo.

Sento ancora persone che attribuiscono ai grassi un’infinità di patologie per poi in un secondo momento decantare ad esempio, l’olio d’oliva. Tali persone poi vengono totalmente spiazzate quando gli viene fatto presente che quest’ultimo è costituito soltanto da grassi (di che tipo!?).

Ad esempio tornando al discorso dei fast food, ti sei mai chiesto cosa contengano effettivamente gli alimenti che vendono?

Per esperienza (ormai 10 anni) mi basta uno sguardo per capire un piatto cosa contenga. Se sia costituito più da grassi, proteine o carboidrati.

Leggendo il loro menu, si evince un uso decisamente spropositato di carboidrati ad indice glicemico alto. Quest’ultimo la vera causa di obesità, trigliceridi e diabete.

Gli eschimesi si sono evoluti nutrendosi di grassi prelevati dai così detti “pesci d’acqua fredda” molto noti per il loro contenuto di omega 3.

Statisticamente il numero di patologie croniche sono nettamente inferiori rispetto alle società dove si utilizzano altri tipi di grassi (cattivi).

Molti pensano che un prodotto confezionato non contenga grassi fintanto sull’etichetta alla voce “grassi” ci sia un valore vicino allo zero.

Grande errore!

I grassi idrogenizzati sono i più pericolosi in assoluto. In primo luogo perchè non vengono menzionati nelle tabelle nutrizionali dei prodotti venduti e successivamente perchè sono deleteri per la salute.

I crackers, i biscotti, le merendine, le brioche, sono ricche di questi grassi. Eppure molti li mangiano pensando che non abbiano (leggono assenti!).

Per concludere, da anni mi fido soltanto di ciò che successivamente posso verificare e testare con analisi e controlli di routine. Negli ultimi anni infatti ogni tre mesi mi reco a donare il sangue.

Una volta ottenuto i risultati dal laboratorio, ne discuto sempre con il mio medico.

L’uso dei grassi buoni, e una netta riduzione di carboidrati ad indice glicemico medio-alto confermano ciò che per anni ho studiato ed adottato come stile di vita.

Alessandro Cosimetti

http://www.obesita-grassi-carboidrati-alimentazione.eoltt.com

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