Maggio 2008

Monthly Archive

Metabolismo Basale: Dimagrire con i Pesi

Posted by Alessandro Cosimetti on 31 Mag 2008 | Tagged as: benessere fisico, alimentazione

metabolismo-basale-dimagrire-pesi-benessere-fisico.jpgHo scelto di scrivere questo articolo, sulla base delle email che ricevo quotidianamente su l’ormai noto dilemma del dimagrimento mediante attività fisica.

Molti considerano l’attività aerobica, l’unica in grado di innalzare il metabolismo.

Gli elementi che caratterizzano il nostro dispendio energetico sono i seguenti:

- Metabolismo Basale, manifestabile attraverso una produzione di calore corporeo. E’ il valore minimo necessario per il corretto funzionamento di tutte le nostre funzioni primarie.

- Azione Dinamico Specifica (Ads) che contraddistingue gli alimenti che ingeriamo. Parliamo della quantità di calore che utilizziamo per metabolizzare i nutrienti presenti nei vari cibi (più alto nelle proteine).

- Dispendio Energetico ricercato mediante specifiche attività fisiche e nelle rispettive fasi di recupero.

Recenti studi, hanno confermato una tesi che ormai da anni si è fatta sempre più convincente nel mondo del fitness.

L’attività fisica di resistenza con i pesi, effettuata per un periodo di almeno due mesi, ha dimostrato di incrementare di circa il 10% il metabolismo basale, in soggetti di età avanzata (parliamo quindi anche di anziani).

A tal proposito, dobbiamo precisare che il metabolismo basale, rappresenta circa il 60-75% del dispendio energetico giornaliero.

Il 15-30% è legato all’attività fisica eseguita, mentre circa il 10% alla termogenesi dei cibi assimilati.

E’ proprio per questo che i bodybuilder sono gli atleti con la percentuale di grasso corporeo più bassa in assoluto (doping escludendo!).

Proprio per questo, consiglio sempre di eseguire il metodo dell’Alta Intensità Intervallata sempre dopo un’intensa attività fisica con i pesi.

Per concludere, possiamo dire con assoluta certezza che l’attività fisica con i pesi sia a tutti gli effetti l’elisir della giovinezza che molti ricercano, nonostante non sappiano di esserne già in possesso.

Alessandro Cosimetti

Il Papa sceglie il formato Video

Posted by Alessandro Cosimetti on 30 Mag 2008 | Tagged as: apprendimento, e-book, comunicazione

formato-video-bibbia-comunicazione.jpgNel mondo della formazione online, esistono vari formati: audio, ebook e video.

Il web, ci permette, con estrema facilità, di diffonderli sulla rete in maniera davvero virale.

Per una questione prettamente comunicativa, preferisco il formato video, dove spiccano tutte le caratteristiche peculiari della comunicazione: verbale, paraverbale e non verbale.

Una scelta di questo genere, sembrerebbe essere stata adottata anche dal Santo Padre.

E’ notizia degli ultimi giorni la messa in video della lettura totale della Bibbia.

Addirittura i fedeli potranno intervenire, prenotandosi mediante un sito web ancora in fase di realizzazione.

Promotore e curatore dell’evento sarà l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, “Ministro della Cultura” della Santa Sede. 

A mio avviso, è un segnale molto importante di come anche il tradizionale si stia modernizzando sempre di più, mediante gli strumenti di ultima generazione.

Molto probabilmente, la scelta di questo nuovo formato, con cui diffondere i Testi Sacri, è nata tenendo conto di come un video possa essere molto più immediato e coinvolgente di un semplice testo scritto.

Alessandro Cosimetti

Formazione: Il Triste Primato del Nostro Paese

Posted by Alessandro Cosimetti on 29 Mag 2008 | Tagged as: apprendimento, lavoro

formazione-lavoro-scuola-crescita-professionale.jpgNe parlavo proprio domenica 25 maggio, durante una pausa, con uno dei tanti partecipanti all’evento dell’Internet Challenge.

Si parlava di formazione, titoli di studio, diplomi e lauree.

E’ difficile trovare persone che ottengono lavoro mediante un percorso formativo di tipo classico.

In teoria la scuola e l’Università dovrebbero offrire il bagaglio culturale necessario per imporsi nel mondo del lavoro.

Purtroppo non è così!

Anzi, a volte è talmente assurdo il criterio di scelta di un dipendente, da parte delle aziende, che nel tempo mi sono convinto che la scuola non serva a nulla.

Ho lavorato per quasi otto anni all’interno delle multinazionali di autonoleggio. Venni assunto perchè in possesso del titolo di perito meccanico.

Non farti ingannare. Molto probabilmente starai pensando che il diploma mi sia stato utile ai fini della mia assunzione.

Effettivamente venni chiamato proprio per il titolo che avevo conseguito, ma negli otto anni di permanenza all’interno dell’azienda non ho mai messo in pratica, nulla di tutto ciò che ho studiato a scuola.

In poche parole, venni assunto per una pura questione burocratica.

Non c’è da stupirsi, se consideriamo i tanti concorsi, accessibili soltanto da chi è in possesso di un titolo di studio ma che non ha nulla a che fare con l’effettiva mansione che dovrebbe svolgere una volta passata la selezione.

Non credo di essere l’unico ad aver vissuto una esperienza del genere. Però se sei uno dei pochi (vere mosche bianche) che vivono di ciò che hanno studiato a scuola o all’Università, ti sarei grato se presentassi il tuo caso con un commento.

Ritornando alla mia permanenza quasi decennale in azienda, ricordo che mi ritrovai ad occuparmi della vendita delle vetture usate che terminavano il loro periodo di noleggio (leasing e rent car).

Ho dovuto imparare da autodidatta ed improvvisare ogni giorno e questo perchè non ho mai ricevuto nessun tipo di formazione. Mi trovavo quotidianamente a contatto con clienti di ogni tipo.

Non ho mai capito perchè un certo ufficio venisse chiamato “Ufficio Risorse Umane” quando in realtà non hanno mai preso a cuore la formazione e la crescita dei loro dipendenti (appunto le risorse umane!).

Non a caso, oggi leggo sui quotidiani che il nostro Paese è al terz’ultimo posto nel campo della formazione.

In effetti, se ci pensi bene, una volta conseguito il tanto desiderato posto fisso, molte persone ritengono inutile l’eventualità di continuare a formarsi e crescere ulteriormente.

E’ un processo, che conivolge sia le aziende che gli stessi dipendenti. I primi, come accennato prima molto difficilmente investono denaro sulle proprie risorse.

Quest’ultimi invece sono più preoccupati ad “aggrapparsi” alla loro scrivania da non rendersi conto che la loro crescita professionale di giorno in giorno va ad arrestarsi sempre più!

Lo studio condotto dall’Istat mette in risalto la mancanza di formazione di qualità del nostro Paese, ormai davanti soltanto a Bulgaria e Grecia.

Per concludere: Chi trova lavoro non si aggiorna più!

Alessandro Cosimetti

Auto e Stress: Il Circolo Vizioso

Posted by Alessandro Cosimetti on 27 Mag 2008 | Tagged as: benessere fisico, lavoro, stress

traffico-auto-stress.gifUn mese e mezzo di vita, è il tempo medio che impiega una persona in un anno, per recarsi sul proprio luogo di lavoro.

Questo è quello che ne è venuto fuori da uno studio condotto dal Censis (Centri Studi Investimenti Sociali).

Traffico, distanze e costi di abitazione tra le maggiori cause di questo fenomeno.

Il traffico è ormai una delle caratteristiche peculiari di una grande città nel pieno delle sue attività quotidiane.

Oggi in una famiglia composta da cinque persone tutte in possesso di una patente, ci sono almeno due vetture di proprietà.

Inevitabile l’equazione: “Abitanti + Macchine = Traffico Urbano”

La distanza casa e luogo di lavoro (ufficio ad esempio) è tipica nei soggetti costretti a vivere in abitazioni decentrate e quindi meno costose (acquisto o affitto).

Per chi è fortunato, può utilizzare i mezzi pubblici e ridurre i tempi di viaggio per recarsi a lavoro.

Ad esempio nei miei ultimi mesi in azienda, poco prima di presentare le dimissioni, per recarmi in ufficio, impiegavo circa 15 minuti.

Per coprire lo stesso percorso in auto, i tempi si raddoppiavano e questo perchè la sede dell’azienda si trovava circondata da altri uffici.

Con gli stessi orari di uscita, ricordo che per effettuare il giro di una rotatoria a volte impiegavamo anche 20 minuti!

Situazione risolvibile nel mio caso, in quanto non ho mai avuto problemi ad usare i mezzi pubblici, a differenza dei miei colleghi che chissà perchè ne rifiutavano l’utilizzo.

Non tutti sanno che l’auto con un numero di giri basso (1-2 marcia) consuma più carburante. E’ facilmente deducibile che il traffico oltre a stressarci ci svuota anche il portafogli (cosa che in questo periodo non andrebbe sottovalutata).

E’ anche vero che il trasporto pubblico non sempre riesce a soddisfare le esigenze dei pendolari: orari, ritardi, eccessivo numero di scali.

Così, stando alle statistiche sette lavoratori su dieci sono costretti ad utilizzare l’auto per recarsi a lavoro.

Ai costi dell’auto e del carburante spesso si vanno ad aggiungere anche quelli per il parcheggio e caselli autostradali. Multe escluse.

Auto e stress, il circolo vizioso sembrerebbe non finire mai!

Alessandro Cosimetti 

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