Archivio di agosto 2008
Il mito del pane e della pasta
Non sono un cardiologo e non voglio assolutamente sostituirmi a nessun professionista del settore medico.
Nella mia prossima guida, invito sempre il lettore a confrontarsi con loro e di non trascurare mai questo aspetto.
Non posso però evitare di manifestare le mie perplessità e riflessioni quando vengo a conoscenza di determinati interventi o tesi mediche.
Roberto Ferrari, nuovo responsabile della Società Europea di Cardiologia (ESC) parla a favore della dieta Mediterranea che a mio avviso non è un vero e proprio sistema alimentare ma bensì un uso di prodotti coltivati e prodotti in determinate aree geografiche.
Ferrari, sottolinea come le famiglie italiane negli ultimi anni abbiano cambiato notevolmente le loro abitudini alimentari. Tutto ciò, a discapito dell’uso di pane, pasta, frutta, verdura ed olio d’oliva.
Mi trovo pienamente d’accordo con lui, se non fosse la costante promozione della pasta e del pane, a mio avviso non indispensabili nell’alimentazione di un essere umano ed ultimamente soggetti a continui rincari.
Basterebbe analizzare l’alimentazione di diverse popolazioni della Terra, per renderci conto che il fabbisogno calorico di carboidrati può essere tranquillamente raggiunto mediante l’assunzione di frutta e verdura (indice glicemico medio-basso).
Capisco che stiamo in Italia e la pasta sia un marchio d’identità del nostro Paese, ma un analisi di tipo antropologica spesso può fare chiarezza su certi aspetti.
Ancora ad oggi, mi sento dire che senza i carboidrati del pane e della pasta difficilmente possiamo avere l’energia sufficiente per sostenere delle sedute di allenamento fisico.
Se può consolarti, io non ne faccio uso, ed assumo soltanto frutta e verdura senza risentirne assolutamente, in termini energetici (nel mondo, non sono l’unico a farlo).
Per concludere, nell’ebook che a breve troverai gratuitamente disponibile, parlo delle abitudini alimentari di chi soffre di patologie come l’obesità .
Se hai amici o parenti che ne soffrono, analizzando la loro alimentazione ti accorgerai che tale problematica, non è dovuta tanto ad un uso sproporzionato di grassi (l’olio d’oliva è una fonte di grassi per chi non lo sapesse!) ma proprio da un’assunzione eccessiva di pane, pasta, dolci, biscotti e farinacei vari.
Alessandro Cosimetti
Un Blog Aziendale per i nuovi assunti
Ho appena finito di leggere Blog in Azienda di Debbie Weil, consulente di marketing online e nota speaker.
Tra le altre cose, è anche responsabile di BlogWriteForCEOs.com ovvero uno dei più influenti ed autorevoli blog sul tema del business blogging.
Chiaramente, stiamo parlando dell’utilizzo dei blog in ambito aziendale, sia di piccole che grandi dimensioni.
Durante la lettura del testo, non ho potuto fare a meno di pensare a come la mia ex azienda potesse utilizzare questo strumento (ad oggi ancora non ne ha uno!).
In Italia quasi nessuna impresa di grandi entità ha un proprio blog con cui farsi conoscere, difendersi dalle critiche feroci, fidelizzare i propri clienti, ecc.
Le poche volte che tentano di aprirne uno, nel giro di qualche settimana lo abbandonano al proprio destino.
Ciò che amo di un blog aziendale, è il fatto di dare la possibilità ai nuovi assunti di conoscere meglio (e in fretta) l’ambiente dove dovranno prestare servizio per molte ore al giorno.
Quando venni assunto dalla multinazionale dove ho lavorato per ben otto anni, questa possibilità chiaramente non esisteva.
Per mia fortuna, avevo dei colleghi con ben 25 anni di esperienza e grazie ai loro racconti, ho potuto “rivivere” le tappe più significative dell’azienda.
Così facendo mi sono potuto inserire più rapidamente nei meccanismi di produzione.
Un blog aziendale può essere chiuso o aperto al pubblico esterno.
In entrambi i casi, credo sia importante “immortalare” i momenti più importanti che hanno portato, un piccolo progetto ad espandersi talmente tanto da divenire leader del proprio settore in tutta Europa.
Questo in fondo è quello che l’azienda per cui ho lavorato è riuscita a fare (con alti e bassi) nel corso della sua vita, ma purtroppo la gran parte dei dipendenti che ne hanno fatto parte, e quelli che tutt’oggi lavorano presso di loro, non lo verranno mai a sapere.
Un vero peccato!
Alessandro Cosimetti
