Avete mai pensato di espatriare? Su dai, non ci credo che almeno una volta non avete desiderato mollare tutto ed espatriare in cerca di fortuna. Non conosco una sola persona che non abbia sognato di andarsene dal proprio paese.
E’ normale, e direi anche istintivo. Certo, l’uomo è abitudinario, si adatta e impara anche a convivere con i disagi della vita, ma al tempo stesso, nei suoi geni convive l’istinto di muoversi, di esplorare, di non adagiarsi per non ristagnare. Insomma, non siamo alberi vincolati alle radici ne tanto meno animali da pascolo. Piuttosto siamo uccelli migratori che si muovono in base al clima.
Ecco, credo di aver centrato la questione con l’esempio climatico. Quando l’insopportabile raggiunge il limite consentito, nel cervello scatta qualcosa di naturale, come un’animale che per vivere è costretto a muoversi. Chi resta è perduto, finito, morto!
Forse sto usando dei toni tragici ma espatriare spesso è sinonimo di sopravvivenza. A nessuno piace allontanarsi dagli affetti e dai luoghi d’infanzia. Chi ama viaggiare lo fa con la consapevolezza di tornare a casa, di raccontare l’esperienza vissuta e di mostrare le foto come fossero trofei di guerra. Altre volte invece, si sceglie di mollare tutto e partire senza fare ritorno, o meglio, tornare come turista.
Troppe cose non sono sotto il nostro controllo: economica nazionale (e non economia personale), ecologia, lavoro, istruzione, ecc. Inutile girarci intorno, sapete benissimo a cosa alludo.
Per anni ho cullato il sogno di espatriare, ma qualcosa dentro di me frenava questa fuga. Non amo viaggiare con la coda tra le gambe, ed è per questo che faccio politica attivamente senza pretendere un tornaconto (se vi state chiedendo insieme a chi stia facendo politica, leggete questo breve post).
Nonostante ciò, non vi nascondo che se le cose non dovessero cambiare, o quanto meno migliorare, sarò costretto ad andarmene e tornare in Italia solo come turista (ho già individuato un paio di destinazioni). Chi legge questo blog da tempo, sa come sia affascinato da un’esperienza come nomade digitale, che non significa espatriare ma viaggiare e lavorare ovunque vogliamo annullando il vincolo territoriale.
Nonostante questa possibilità, vi confesso che potrei anche espatriare del tutto e fare il nomade digitale come italiano di nascita ma non come cittadino italiano.
La cosa che mi ha frenato negli ultimi anni, oltre al desiderio di cambiare le sorti del mio paese (in parte ci stiamo riuscendo come l’ultimo referendum dimostra) è il fatto di non sapere da dove iniziare. Si fa presto a dire «Espatrio!» ma all’atto pratico, come si fa?
Questa urgenza, tempo fa, mi fece conoscere Aldo Mencaraglia, ideatore di Italians In Fuga un blog ricco di suggerimenti per gli aspiranti “cervelli in fuga” e autore del libro E’ facile cambiare vita se sai come farlo. Guida pratica alla fuga per sognatori e squattrinati.
Non vi sto parlando di falliti che non sapendo cosa fare in Italia, cercano l’El Eldorado altrove. No, assolutamente! Parliamo di una community di persone con “due palle così grosse” (anche se non lo vedete, ho fatto il gesto
): laureati, esperti, professionisti in vari settori che purtroppo non vengono valorizzati nel Bel Paese, dove, senza raccomandazioni, tutto ci viene negato.
Gli italiani che si trasferiscono all’estero sono risorse che da noi fanno la fame, mentre fuori le mura nazionali, vengono valorizzati e gratificati. Quindi, tanto stupidi non sono!
Ecco, espatriare in questo caso significa sopravvivere e non fuggire. Magari, in un futuro – spero non troppo lontano – potremmo vederli tornare con il loro bagaglio di esperienze da mettere a disposizione del nostro paese. Lo so, è quasi utopistica come cosa, ma almeno lasciatemi sognare!
