La Rai ci riprova a estorcere denaro a chi non possiede la tv dentro casa
Ricordi l’episodio del mio amico e l’abbonamento del canone Rai?
Come sai i termini per pagarlo sono quasi scaduti e proprio qualche giorno fa, gli hanno recapitato un’altro avviso di pagamento con tanto di cedolino postale.
Se ben ricordi, il amico vive in un appartamento privo di televisioni. Riporto qui di seguito parte della lettera con i miei commenti in rosso:
“Egregio Signor X,
Le comunichiamo, che a tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta utile alla chiusura della Sua pratica (per quale motivo è stata aperta? Non mi risulta che Sky apra pratiche senza un reale interesse da parte del consumatore sui loro servizi), relativamente alla nostra precedente comunicazione, né risulta la Lei stipulato un abbonamento alla televisione (e ti credo, non gli interessa minimamente non avendo neanche la tv sul cellulare).
Qualora invece, a causa di un disguido, non abbia ricevuto la nostra precedente comunicazione, Le ricordiamo che chiunque abbia un apparecchio televisivo, deve pagare per legge il canone di abbonamento TV (art. 1 R.D.L. n. 246/1938 e art. 27 Legge 06.08.1990 n. 223). Ma perché lo chiamano abbonamento quando è una tassa obbligatoria sull’apparecchio? Perché allora non oscurano i canali? Se non pago Sky, non vedo Sky. Mi sembra giusto, no ti pare?
Nel caso in cui Lei non ci fornisca indicazioni, che ci consentano di regolarizzare la Sua posizione, l’Amministrazione Finanziaria procederà ai necessari controlli (ottimo, così vi prendete quel “famoso caffè” dopo aver riscontrato la totale assenza di un apparecchio televisivo).
L’accertamento a Suo carico può in ogni caso essere evitato qualora Lei provveda a versare l’importo di Euro 148,29… (fantastico, quest’ultima frase è degna di un “astuto” copywriter!)”
Alessandro Cosimetti
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