Alleviare un malessere, è una buona soluzione?
Dati forniti dalla Federfarma, registrano un aumento del 7% sull’utilizzo di antidepressivi e farmaci per la terapia del dolore.
C’è chi preferisce collegare questo dato (a mio avviso allarmante) ad un semplice snellimento burocratico delle prescrizioni mediche.
Su una “pseudo classifica” dei farmaci di maggiore utilizzo, troviamo quelli per il sistema cardiovascolare (ben il 37,6% nel 2007) e quelli per i disturbi gastrointestinali (14%).
Torniamo agli antidepressivi. Con il termine depressione, si indica un persistente calo dell’umore, con una conseguente e marcata tristezza per quasi tutta la durata della giornata.
Si dice, di chi soffra di depressione, che abbia una vera e propria sofferenza nel vivere.
Incosciamente, riesce perfettamente ad innescare una sorta di “anestesia mentale” su tutto ciò che solitamente porta a godersi gli attimi più siginificativi della propria esistenza.
Se la fonte di questo “male” risiede esclusivamente nella mente, perchè allora non agire direttamente su di essa?
Perchè spesso si preferisce un palliativo a discapito di una soluzione definitiva?
Spesso, mi chiedo se questi farmaci siano davvero efficaci o se i loro effetti siano riconducibili soltanto ad un semplice meccanismo mentale: l’effetto placebo.
E se gli dessimo soltanto una zolletta di zucchero?
Alessandro Cosimetti
Zen To Done
Il Best Seller Internazionale di Leo Babauta,
uno dei blogger più famosi del mondo!

