Conflitto Interiore, ovvero la sindrome da Smigol

conflitto-interiore-sindrome.jpgHai mai visto il Signore degli Anelli?

Sinceramente non è un genere di film che amo guardare, ma spesso per fare piacere ad un amico ci si può anche sacrificare e presentarsi addirittura alla prima.

Questo è quello che feci anni fa, con l’uscita del film in questione.

Un grande successo mondiale (ricordo a Madrid un cinema con fuori un enorme anello con tanto di incisione interna), ma che vuoi che ti dica, preferisco altri generi.

Comunque, il motivo per cui ho scritto questo post, è un altro.

Premetto che della trama e dei personaggi non mi ricordo praticamente quasi nulla, fatta eccezione ad uno in particolare (come ci si può dimenticare di lui!).

Insomma, ti sto parlando proprio di Smigol e della sua doppia personalità.

Ora, non ti sto a raccontare la trama del film (capirai, e quando finisco!) ma mi soffermerei proprio sulla caratteristica di questo personaggio.

Smigol, oltre ad essere una sorta di gnomo, mezzo gobbo, cianotico, magro fino all’osso e con 3-4 capelli in testa, era anche vittima di una personalità sdoppiata.

Era parallelamente cattivo e buono (aggiungerei anche ingenuo) allo stesso tempo.

In poche parole, un vero e proprio conflitto interiore e quindi anche d’interessi.

Tale fenomeno è cosa comune anche nella realtà. Parliamo infatti di un processo mentale che quotidianamente colpisce molti di noi in determinate fasi della nostra vita (lavoro, amore, decisioni, amicizia, ecc.)

Durante i nostri cambiamenti ci sono delle azioni che ci portano ad autosabotarci. Questo perchè esiste un vantaggio secondario che ci spinge a rimanere nel vecchio comportamento.

Per chi vuol dimagrire significa avere paura di diventare magri. Per chi fuma, alle volte è non avere più nulla con cui appagare lo stress o la mancanza di concentrazione.

Il nostro inconscio farà in modo di sabotare i nostri sforzi e farci rimanere grassi o ancora fumatori.

La visualizzazione in questo caso, assume un ruolo fondamentale, perchè ci abitua gradualmente alla nuova identità e a vivere come se ne fossimo già in possesso.

Il fumatore si chiederà:

“Cosa farò una volta che avrò smesso di fumare?”

Ora, pensa a chi fa del fumo una forte componente sociale (la combriccola dei fumatori) ovvero un punto in comune con molti altri suoi “simili”.

In questo caso, devi vederti sempre parte di quel gruppo (schiera sociale) anche senza la tua vecchia abitudine. Anche se avrai riprogrammato la tua identità.

Dovrai sentirti migliorato ma non diverso a tal punto da non vederti più in sintonia con i tuoi amici.

Abituati…al meglio!

Alessandro Cosimetti


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