Quando si dice essere giovani dentro!
Ho letto lo studio di un sociologo della University of Chicago, che tra il 1972 e il 2004 ha dedicato alla ricerca oltre trent’anni di interviste personali a un campione di 28 mila persone di età compresa tra i 18 e gli 88 anni.
Interessante il risultato che ne è venuto fuori. In pratica i giovani risulterebbero meno felici e meno attivi degli anziani.
A questo punto sembrerebbe davvero fuori luogo definirli con il termine “anziani”.
Uno degli aspetti che li rendono maggiormente propensi ad affrontare la vita, sembrerebbe essere la capacità di accettare li eventi e di non lasciarsi condizionare da loro.
Personalmente, credo che il loro segreto stia nella genuinità e nella semplicità con cui affrontano le loro giornate.
L’età avanzata molto probabilmente li esula da prestazioni o smanie di successo. Vivono apprezzando le cose più semplici e naturali (la famiglia, i nipotini, l’affetto della propria compagna o compagno, le passeggiate all’aria aperta, ecc.).
I giovani invece sanno rendere problematico ogni più piccolo “capriccio” della loro vita. Soprattutto quando cercano di emulare standard che la società impone con la Tv, rotocalchi, ecc.
Recentemente sono stato contattato da una ragazza che mi chiedeva delucidazione sul metodo dell’Alta Intensità Intervallata.
Mi chiese anche dei consigli alimentari. Le dissi di annotarsi tutto ciò che mangiava in una settimana, con tanto di orari, e di scrivere anche cosa faceva nelle sue giornate.
Ne è venuto fuori che non mangiava molto, ma la sua alimentazione era costituita fondamentalmente da cibi ricchi di zuccheri (dolci, bibite, prodotti confezionati, ecc.).
Altra cosa, non faceva nessun tipo di attività fisica a parte qualche piegamento sulle gambe che nel contesto generale non possono certo apportare dei miglioramenti.
Le dissi, di muoversi di più e di camminare più spesso. Le ho detto di evitare i snack confezionati e di sostituirli con della frutta e verdura (cibi ad indice glicemico basso).
Le ho detto di farsi prescrivere delle analisi e di discuterle con il proprio medico. Di non mangiare cibi eccessivamente elaborati.
Sai cosa mi ha risposto?
Che non può camminare per il suo paese perchè non è cosa di uso comune tra i suoi abitanti e che la gente potrebbe deriderla per questo.
Che a scuola, non può mangiare della frutta a metà mattinata, perchè è poco pratica e rischierebbe di “sbrodolarsi”.
Che non ha fiducia nel proprio medico (allora, le ho detto di cercarsene un altro!). Le ho fatto presente di non commettere l’errore di pensare che il problema di ingrassare sia riconducibile soltanto nel volume delle pietanze che si consumano.
Le ho anche detto di non sprecare la maggior parte dei pomeriggi a dormire, in quanto avevo notato questa sua abitudine, da ciò che mi aveva scritto nel suo report settimanale.
Oltre tutto vedevo che concentrava le ore di studio nella tarda serata.
Insomma, piccoli consigli e non uno stravolgimento della propria vita. Ma, ad ognuno di questi, sistematicamente mi sentivo rispondere con un’ obiezione.
Ho concluso dicendole che la natura non tiene conto dei propri capricci e che molto probabilmente in lei, il desiderio di migliorarsi non era poi così vivo.
Oggi ci sono anziani che “macinano” chilometri, che prendono i mezzi pubblici, che vanno a fare la spesa, che ballano, che ridono e scherzano.
Dall’altra parte spesso troviamo giovani che non fanno neanche un metro se non hanno l’auto sotto il sedere. Che non fanno due passi all’aria aperta perchè forse è poco “trendy” (altrimenti la musica a tutto volume come la si può sentire?) e non mettono il naso fuori casa se non hanno abiti firmati.
Eppure un ragazzo dovrebbe attivarsi per rendere la propria vita ed il proprio futuro, il luogo perfetto in cui vivere, anche se spesso si preferisce dare importanza alle cose meno importanti e sperare che gli eventi si adattino al loro modo di essere.
Quando si dice essere giovani dentro.
Desiderare, non è sinonimo di VOLERE!
Alessandro Cosimetti
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Tags: longevità


