«Buonasera, abbiamo ricevuto il suo numero da…»
Mercoledì, Ottobre 22nd, 2008Francesca lavora come coordinatrice, presso un call center di un’azienda che vende corsi d’inglese, sviluppati attraverso una tecnologia virtuale.
Quando gli chiesi, il metodo che adottavano per creare l’elenco clienti, non ti nascondo che la sua risposta mi sconvolse totalmente.
Forse perché l’azienda per la quale lavora è anche una delle più prestigiose del settore. Hanno dei clienti davvero importanti: manager, direttori, professionisti, artisti, ecc.
Gli operatori del call center, lavorano esclusivamente con il telefono. Contattano il cliente, parlano del prodotto, offrono l’opportunità di seguire un corso base dal vivo, direttamente in aula.
Quest’ultimo viene strutturato in più classi, in modo da raggruppare gli studenti, in base al loro grado di conoscenza della lingua inglese (principiante, medio, avanzato).
Ed ecco, inevitabile, la fatidica domanda: «Francesca, come fate ad avere un elenco clienti? Sono forse persone che vi hanno contattato spontaneamente?».
Francesca: «No Ale, la cosa è ben altra. In poche parole setacciamo una serie di giornali di annunci, sai di quelli dove sono presenti anche i mercatini dell’usato o le compravendite tra privati».
Alessandro: «E quando vi chiedono come avete ottenuto il loro numero, cosa gli rispondete?».
Francesca: «Che ce lo ha segnalato un nostro cliente, ma che per motivi di privacy, non possiamo rivelare il nome».
E già, proprio una questione di privacy!
Quando gli chiesi se utilizzassero anche il web, mi rispose che avevano un sito dell’azienda (risposta scontata). Non ho potuto fare a meno di aprire il mio notebook, e visualizzarlo.
In poche parole, hanno un sito, decisamente poco usabile. Sai, il classico sito realizzato quasi come un obbligo, in quanto ormai ce l’hanno tutti.
Successivamente gli ho parlato dei motori di ricerca, di un blog e della possibilità di reperire nuovi clienti, offrendo informazioni.
Il colpo finale è stato quando, utilizzando lo strumento per le parole chiavi di Google, abbiamo visto quali termini venivano utilizzati, dagli utenti che cercavano corsi d’inglese sul web.
Con le stesse parole (keywords) il loro sito non era presente neanche nella ventesima pagina del motore di ricerca.
In questo modo, si è resa conto che il loro elenco clienti era frutto di un’operazione di marketing poco professionale, che li privava dell’opportunità di farsi trovare direttamente dagli interessati (davvero numerosi, tra l’altro).
Alessandro Cosimetti






