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La mia ex azienda non è una Mucca Viola!

Domenica, Novembre 9th, 2008

La mia ex azienda si occupa di autonoleggio a lungo termine. Le loro vetture, una volta rientrate, vengono vendute a commercianti d’auto e privati.

Per quest’ultimi, ha addirittura creato un brand a parte.

Quando diedi le dimissioni dall’azienda (circa un anno e mezzo fa) mostravano grandi difficoltà nel pubblicizzare il loro prodotto.

Come la gran parte delle aziende italiane, non sanno usare il canale di internet e i siti che hanno sono più che altro una forzatura. Sai, del tipo «ormai un sito ce l’hanno tutti!».

Prendo spesso la metro per i miei spostamenti in città e come ogni mattina, leggo i giornali gratuiti distribuiti nelle stazioni.

Questa settimana, ho notato nella prima pagina di uno di questi, la pubblicità della mia ex azienda ed esattamente sulla vendita delle vetture usate destinate ai privati (il brand di cui ti parlavo prima).

A quel punto, inevitabilmente ho fatto il seguente ragionamento.

Se la maggior parte delle persone che prendono la metro, lo fanno più che altro per risparmiare i costi del carburante e dell’auto, che probabilità hanno di trovare nuovi clienti con questo strumento?

Il loro sito, ideato per i privati (non lo indico, hai visto mai che…) mostra un elenco di vetture messe in vendita. Ci sono le foto, i dati d’immatricolazione ed il prezzo, ma manca ad esempio il luogo dove sono situate (ti ricordo che operano su tutto il territorio nazionale) .

Hanno un numero verde e una email per l’assistenza, ma non offrono ulteriori informazioni.

Esiste una paginetta striminzita dove con orgoglio, affermano di far parte di una grossa multinazionale (leader nel settore) ma non invogliano il cliente (è a loro che il sito si rivolge) ad acquistare l’auto usata di un’azienda di autonoleggio.

Quando ero ancora un dipendete, e precisamente prestavo servizio all’interno del centro vendita, la prima cosa che i clienti volevano sapere, era quale fosse l’affidabilità di un auto precedentemente utilizzata per il noleggio.

Molti non sanno che le auto vengono seguite per tutta la durata del noleggio e che prima di essere indirizzate al privato, vengono rigorosamente controllate, fisicamente e nello storico, per verificare se abbiano subito interventi gravosi in passato.

No, non lo sanno, ma è anche vero che nessuno glielo fa presente (a parte il sottoscritto che ci perdeva intere ore!).

Non sarebbe stato meglio creare un blog che offrisse tutte queste informazioni?

Al tempo stesso si otterrebbe una visibilità sul web a costi decisamente inferiori, a differenza di un trafiletto di un giornale.

No, la mia ex azienda non è certo quello che potremmo definire una Mucca Viola!

Alessandro Cosimetti

Santifichiamo i nostri clienti

Sabato, Novembre 1st, 2008

Per un’azienda, la parola d’ordine dovrebbe essere sempre e soltanto una: fidelizzazione clienti.

Non c’è miglior pubblicità, del passaparola, perché è una forma di propaganda “pulita”. E’ totalmente gratuita, sincera e va diritto nel cuore dei futuri clienti.

Chiunque di noi, almeno una volta si sarà fatto convincere ad acquistare un libro, a vedere un film al cinema, a mangiare in un certo ristorante, semplicemente ascoltando le parole entusiaste di un amico.

I blog, in questo caso servono proprio a questo scopo. Diffondere la cultura del prodotto che si vende, enfatizzandone i benefici attraverso le parole degli acquirenti.

La reputazione è alla base della fidelizzazione di nuovi clienti. I commenti pubblicati, in questo caso, sono come un potente passaparola, capace di abbattere i pregiudizi verso l’azienda produttrice.

Robert Scoble, definisce l’operato dei clienti soddisfatti con il termine di evangelist, ovvero persone che hanno a cuore il lavoro svolto dall’azienda a tal punto da difenderla dagli attacchi esterni, da parte di persone comuni o di rivali sul mercato.

Soltanto un cliente soddisfatto, potrà comportarsi in questo modo. La fidelizzazione dei clienti, è un processo ancora più semplice, se l’azienda ha alle spalle una schiera di “fedeli”.

Il blog in questo caso è l’ambiente dove può operare l’evangelist.

Fino ad ora, il blog si è rilevato come il migliore strumento per consentire alle aziende di “santificare” i propri clienti, che a loro volta si trasformeranno in evangelist.

Ben McConnel usa un metafora per sintetizzare il concetto:

“L’azienda è come una congregazione religiosa, dove la collettività dei fedeli diventa più forte del predicatore stesso”.

Ogni evangelist è figlio di una precedente fidelizzazione di un cliente soddisfatto.

Alessandro Cosimetti

E’ dura la vita del blogger!

Venerdì, Ottobre 17th, 2008

L’idea di scrivere su di un blog, mi venne dopo aver letto una guida per guadagnare con questo strumento.

Ho sempre amato scrivere e comunicare e non ho esitato un solo attimo ad aprirne uno.

Molte persone gestiscono un blog personale per pura passione, per condividere i propri interessi o semplicemente per fare conoscenze sul web.

Un gran numero di blogger invece, scelgono questo strumento per monetizzare. In questo utlimo caso, è possibile attraverso la vendita di ebook, affiliazioni, video tutorial, annunci Adsense, banner, ecc.

Personalmente, preferisco vendere le mie competenze di blogger nello stesso settore dove ho lavorato per anni. L’Automotive.

In questo modo posso testare le potenzialità del blog, in un ambiente a me molto familiare. Parliamo quindi di un blog aziendale.

Ora già so a cosa starai pensando e cosa vorresti chiedere. E’ facile guadagnare con un blog?

La ma risposta è: “ Assolutamente no!”

Certo, possiamo aprire un blog in cinque minuti ed essere online (la visibilità è un’altra cosa) in pochissimo tempo. Scrivo un articolo e con un semplice clic del mouse, pubblico i miei contenuti.

Ma dallo scrivere su di un blog a guadagnarci, c’è un enorme differenza. Gli aspetti da trattare sono davvero tanti ed ognuno dipende dall’altro.

 

Competenze generali

Apri un blog, soltanto se hai una vera e comprovata competenza sugli argomenti che tratterrai. Questo fondamentalmente per una questione di correttezza verso i tuoi lettori. In secondo luogo per evitare che le idee per scrivere i tuoi articoli, si esauriscano in breve tempo.

Sul web ogni giorno nascono centinaia di blog, ma soltanto pochi di essi riescono a superare la fase sperimentale. Dopo qualche mese, vengono chiusi e messi da parte.

 

Conoscenza della lingua che si adopera nel blog

Sembrerà strano, ma se vuoi scrivere in italiano, hai assoluto bisogno di conoscere questa lingua. Non parlo soltanto di grammatica, ma di persuasione, chiarezza, convinzione.

In gergo tali competenze vengono comunemente indicate con il termine copywriting. Ora, non sto qui a sbandierare qualità che non sento mie al 100% in quanto non sono un copywriter professionsita.

Il consiglio che posso darti è di leggere molti libri su questa materia, e di porre l’attenzione anche ai classici della lingua (italiano e non) vere e proprie fonti d’ispirazione da modellare.

 

Competenze tecniche

Un blog, viene sviluppato su di una piattaforma. Nel web ce ne sono molte. Agli inizi ho utilizzato Blogger ma poi scelsi di migrarlo, in modo da possederne totalmente il database.

A quel punto, ho dirottato il mio blog sulla piattaforma di Wordpress, la stessa che utilizzano molti blogger professionisti.

In questo caso è importante conoscere determinate caratteristiche tecniche. Una minima conoscenza del codice html, l’utilizzo dei plugin (estensori di funzionalità di Wordpress), strumenti per webmaster per monitorare e correggere eventuali errori, sono assolutamente indispensabili.

 

Fatti conoscere!

La visibilità, è un aspetto davvero troppo vasto che ogni giorno acquisisco di lettura in lettura (sia sui testi cartacei che sul web).

Il blog è per natura, uno strumento che riesce a posizionarsi autonomamente sui motori di ricerca. Conosci il termine “indicizzazione organica” ? In poche parole sono gli annunci che trovi alla sinistra dei motori di ricerca, mente quelli a destra sono a pagamento.

Ecco, visto che ci siamo, lascia che ti esuli dall’uso di campagne payperclick (PPC) per un blog. Sinceramente trovo che sia uno spreco di denaro.

Come ho detto prima, un blog, ben strutturato nei contenuti e sul piano tecnico, riesce a posizionarsi molto bene (argomenti e competizione permettendo) sui motori.

Evita quindi di pagare per farti vedere. Con i soldi che risparmierai nel PPC, potrai pagarti degli ottimi corsi o prodotti (dvd, ebook) sul SEO.

 

Conclusione

I motivi per aprire un blog sono davvero tanti. Come abbiamo potuto appurare all’inizio, non dobbiamo per forza di cose, guadagnarci dei soldi.

Ma se il tuo obiettivo è quello di monetizzare, è giusto dirti che è molto difficile, tiraci fuori un discreto stipendio.

Certo a meno che, tu non abbia un business parallelo da promuovere sul web: ebook da vendere, consulenze (il blog è eccellente per ottenere autorevolezza nel proprio settore).

Nel mio caso, come puoi vedere, quello che offro in questo blog è totalmente gratuito, mentre le mie competenze, le vendo a chi è disposto a spendere per averle e non ha conoscenze e tempo per metterle in atto (consulenza).

Curare un blog è un grande lavoro. Non ci credi? Allora visita il blog “Come guadagnare con un blog” di FabioG3, sono sicuro che avrai da ricrederti su questo strumento.

Alessandro Cosimetti

Abbasso la serranda ma…accendo il pc!

Giovedì, Ottobre 2nd, 2008

Qual’è la differenza tra un’attività commerciale reale ed una online?

Nessuna!

Chi possiede un negozio online, applica le stesse metodologie di chi possiede un negozio tradizionale su strada.

Parliamo quindi di orientamento verso il cliente, allestimento dello spazio di vendita, prodotti di qualità, ecc.

Quindi, se dovessimo trovare delle differenze, possiamo dire che ciò che contraddistingue un’attività commerciale sul web da una offline, sono gli strumenti utilizzabili per mettere in atto gli elementi che abbiamo appena esposto.

 

Orientamento al cliente

Nel negozio tradizionale, si tratta di accogliere il cliente che entra e prestare attenzione alle sue esigenze. Bisogna quindi ascoltare e capire quali siano i suoi bisogni.

Sul web, tutto ciò rimane invariato. Dobbiamo mostrare interesse verso coloro che ci contattano tramite email, Skype, Msn e chat ad esempio.

 

Allestimento dello spazio di vendita

L’aspetto estetico di un negozio, contribuisce a realizzare una prima impressione (ed opinione) sulla qualità dell’esercizio.

Su internet, questo aspetto non è da meno. Con il termine “usability” si indica la capacità di “usabilità” di un sito. Assolutamente fondamentale nel commercio elettronico, dove un utente deve poter trovare ciò che sta cercando ed arrivare alla pagina per eseguire il pagamento in poco tempo (o pochi click potremmo dire).

 

Prodotti di qualità

A mio avviso è dove si denota una maggiore differenza. Per spiegartelo meglio, ti parlo della mia attività online.

In un negozio reale, come ben sai, tutti i prodotti in esposizione è stata precedentemente pagata. Quindi, la prima cosa che fa un esercente è appunto quella di investire una parte di denaro e reperire la merce che in seguito dovrà vendere.

Sul web, abbiamo questa possibilità (acquistare per poi vendere) ma anche un’altra che non preclude un esborso economico iniziale.

Il dropshipping (o dropship) è un sistema di vendita in cui l’esercente vende oggetti di terzi, senza dover investire nessun capitale. Da una parte abbiamo un grossista che metterà a disposizione la sua merce e dall’altra un venditore appunto.

Quest’ultimo, una volta listato e venduto gli oggetti, comunicherà al fornitore i dati dell’acquirente con l’indirizzo di recapito della merce.

Naturalmente prima di eseguire questa operazione, dovrà incassare il denaro dall’acquirente. Tratterrà una parte di questa somma (il suo guadagno), ed il restante verrà inviato al grossita.

In questo modo, il venditore non solo non anticiperà nulla per la merce, ma addirittura non dovrà preoccuparsi di gestire il magazzino e la spedizione.

Trovare un grossista (in Italia oltre tutto) non è cosa semplice. Bisogna fare delle ricerche, ma come dico sempre, non bisogna limitarci soltanto al web. Ad esempio grazie alle mie conoscenze nel settore in cui ho lavorato per anni, ho trovato un distributore di ricambi auto.

 

Conclusione

Come hai potuto notare, le differenze tra i due tipi di negozi, sono riconducibili più che altro agli strumenti a nostra disposizione per avviare l’attività.

Il web chiaramente permette di “allargare” notevolmente il bacino di utenza dei nostri clienti, e cosa più importante abbassa drasticamente i costi di gestione.

Nel caso di un negozio offline ti basta pensare all’affitto del locale e alle spese di gestione, per farti un’idea sulla differenza degli investimenti necessari.

Quest’ultimo è un aspetto molto importante e molto probabilmente è quello che ha inciso più di tutti sul boom del commercio online nel sud Italia.

Da un’analisi condotta da eBay si evince proprio questo. La Puglia ad esempio è la regione in testa alla classifica sulla vendita di prodotti audio: radio, lettori cd, lettori mp3, i-pod, ecc.

Questi dati, sono un perfetto esempio di come il web possa offrire a chiunque la possibilità di avviare un’attività commerciale, indipendentemente alle aree geografiche di appartenenza e di estenderla ovunque.

Alessandro Cosimetti

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