Archivio della categoria ‘lavoro’

Le 10 regole d’oro per lavorare meglio

Lunedì, Novembre 17th, 2008

Foto di rytc

Nota dell’autore: questo è un articolo del contributor Andrea Giuliodori del Blog EfficaceMente.com. Puoi seguirlo iscrivendoti ai suoi feed RSS.

Se è vero che il posto di lavoro influisce sulla nostra produttività, è il nostro atteggiamento a determinare il successo nella nostra vita professionale.

Ecco 10 regole d’oro per lavorare meglio ispirate all’opera di Fischli & Weiss “How to work better” (1991).

  1. Fai una cosa alla volta. Fare mille cose insieme ci fa sentire impegnati ed importanti, ma è veramente il modo più efficace per lavorare? In realtà quando ci perdiamo in mille “rivoli” la nostra produttività cala ed invece crescono confusione e stress. Imparare a fare una cosa alla volta ha notevoli vantaggi, ma soprattutto ti permette di avere focus: l’unico vero strumento del knowledge worker moderno.
  2. Centra il problema. Puoi lavorare come un pazzo 16 ore al giorno, weekend compresi, ma se non impari a centrare il problema, stai perdendo il tuo tempo. Fare le cose nel modo giusto è importante, ma è molto più importante fare le cose giuste. Quando devi risolvere un problema, non gettarti a capofitto sulla prima soluzione che ti passa per la mente. Prenditi qualche minuto, poniti le domande giuste, guarda il problema da più punti di vista.
  3. Impara ad ascoltare. Chissà quante volte avrai sentito dire che saper ascoltare è un’ottima virtù. Ti sei mai chiesto perché? Essere un buon ascoltatore ti da 2 vantaggi immediati: (1) se sai ascoltare attentamente risparmi tempo, centri subito il problema ed eviti di ripetere gli errori commessi dagli altri (2) se ti dimostri sinceramente interessato a quello di cui parlano gli altri, otterrai la loro attenzione.
  4. Impara a fare domande. Le persone si dividono in 2 categorie: i timidi ed i rompicohones. I primi vivono un’esistenza beata, direi quasi… un’ignoranza beata; i secondi invece non si accontentano mai delle risposte confezionate, approfondiscono i problemi che devono affrontare e non smettono mai di fare domande.
  5. Non fare cose stupide. Quando lavoriamo prendiamo decisioni in continuazione: alcune sono giuste, altre sbagliate… l’importante è che non siano stupide. Come capirlo?! Fatti una semplice domanda: come apparirebbe sui giornali?
  6. Accetta il cambiamento. Come direbbe il mio zio svizzero Zurich: “Because Change Happenz!” ;-) . Il cambiamento è inevitabile. Dalla crisi finanziaria, al nuovo programmino per gestire la tua posta, nel tuo lavoro dovrai sempre affrontare il cambiamento. A te la scelta: opporti ed essere spazzato via, oppure approfittarne diventando un agente del cambiamento.
  7. Ammetti i tuoi errori. Ammettere i propri errori non è un’azione da buon sammaritano: evita che qualcun altro li esageri.
  8. Vai diritto al punto. Vuoi fare colpo sul tuo capo o su un tuo cliente? fagli capire quanto reputi prezioso il suo tempo: vai diritto al punto, non complicarti la vita con parole fumose e vuote; se sarai riuscito a catturare la sua attenzione, avrai lo spazio per aggiungere i dettagli. Questo vale anche quando devi scrivere un’e-mail: prova a scrivere e-mail non più lunghe di 5 righe.
  9. Rilassati. Una mia ex-manager una volta mi disse: “il lavoro è il gioco dei grandi”. Potresti sempre controbattere che tu non ti diverti affatto e che al lavoro ci vai per vivere! Beh stare 8 ore in ufficio, rispettare determinate etichette, non si tratta che di una grande illusione sociale. Quindi rilassati e gioca la tua partita al meglio.
  10. Sorridi. Sorridere è la tua arma migliore: il sorriso spontaneo è disarmante, il sorriso cordiale è il tuo migliore biglietto da visita, il sorriso sincero ti apre 1.000 porte. :-)

Un grazie ad Alessandro per avermi ospitato nel suo blog ed un grazie a te per avermi dedicato il tuo tempo.

Andrea.
Blog EfficaceMente.com | Crescita personale: esempi pratici

Voglio entrare in ufficio e non uscirne mai!

Sabato, Novembre 15th, 2008

Il posto di lavoro incide molto sulla produttività dei dipendenti, a tal punto da decretare il successo di un’azienda.

Negli ultimi giorni, sulla rete stanno circolando i video degli uffici di Google, sparsi nel mondo. Ne avevo già parlato qualche mese fa, decantando proprio quelli presenti a Milano.

L’ambiente circostante influisce sullo stato d’animo dei lavoratori, motivandoli o meno nel proseguo delle loro attività.

Lo sappiamo benissimo che la maggioranza dei lavoratori, maledice il proprio posto di lavoro. Non sorprende neanche che il numero degli assenteisti negli uffici si sia drasticamente ridotto, dopo il decreto Brunetta.

I dipendenti non amano il proprio lavoro, ma la responsabilità di tale svogliatezza non è imputabile soltanto al lavoratore stesso. Anche i datori, ne sono responsabili.

Google lo ha capito, e in ogni suo ufficio, ha adottato uno stile ed un standard lavorativo originale e stimolante, indipendentemente dagli usi e costumi dei paesi dove è presente.

Questo ad esempio è il video, degli uffici di Google di New York.

La convinzione che studiare e lavorare sia noioso

Ambienti creativi, accoglienti, stimolanti e soprattutto divertenti sono i segreti dell’incremento della loro produttività.

Sin da bambini, siamo stati abituati a credere che lo studio ad esempio, sia una pratica noiosa e priva di divertimento. Sono convinzioni che nel tempo ci siamo portati dietro, dalla scuola all’ufficio.

Se a tutto ciò, aggiungiamo anche l’incapacità stessa - delle aziende o dei datori - di creare un ambiente stimolante, diveniamo facilmente vittime dello stress da lavoro.

Quando un posto di lavoro è tutt’altro che stimolante

Dopo la mia esperienza presso la multinazionale - dove ho lavorato per sette anni - trascorsi sei mesi presso un’altra azienda, prima di divenire un libero professionista.

La mia postazione in ufficio, era dietro un angolo buio e distante dagli altri colleghi. Davanti a me avevo soltanto il monitor del computer ed una parete con la stampa in bianco e nero di un enorme orologio.

Alle mie spalle, una porta in ferro ci separava da una gelida stanza, dove venivano custoditi i server di tutti gli uffici, con un condizionatore perennemente accesso anche di inverno, per evitatarne il surriscaldamento.

Da sotto la porta passava uno spiraglio d’aria fredda che sbatteva direttamente sulla mia schiena, ogni giorno per ben otto ore.

Durante la pausa, mentre i responsabili - che abitavano a pochi metri dal posto di lavoro - se ne andavano a pranzo a casa, io e gli altri colleghi eravamo costretti ad uscire dall’ufficio anche quando pioveva e le temperature erano prossime allo zero.

L’ufficio non era a norma. Non c’era un’uscita d’emergenza, il bagno era ad un paio di metri da me (puoi immaginarti gli odori che emanava) e la fotocopiatrice alle nostre spalle - perennemente in azione - non era riposta in un’apposita stanza, come le normative sulla sicurezza stabiliscono.

Ora, non c’è da stupirsi, se tutti i loro ex dipendenti - nonostante la proposta di un aumentato dei salari - se ne siano andati senza pensarci neanche un secondo.

In questo caso, non parliamo di denaro, ma di posti di lavoro ideali, dove lavorare serenamente e dove poter crescere professionalmente.

Alessandro Cosimetti

Voglio guadagnare ma soprattuto essere libero!

Lunedì, Novembre 3rd, 2008

Uno dei gruppi di Facebook a cui ho aderito è “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”.

Il senso del gruppo è rappresentato dalla famosa scena di Alberto Sordi con la pernacchia anticipata dalla frase: «Lavoratori…prrrr….!».

Come non ricordarlo, anche se sul discorso del posto fisso, di Sordi preferisco ricordare il film “Una vita difficile” e la scena dello schiaffo al commendatore dopo l’ennesima umiliazione pubblica.

Se hai avuto modo di leggere il mio profilo personale, ti sarai accorto che non potevo certo astenermi dall’iscrizione e tempo fa scrissi un articolo, proprio sul tema del posto fisso sulla base della mia personale esperienza professionale.

Il “voglio guadagnare” è qualcosa che certamente non dispiace a nessuno, ma ad esso aggungerei anche il grande senso di libertà che un impiego come dipendente, non può offrirci.

L’ho definito il “vincolo territoriale” ovvero la sensazione di prigionia dovuta alla restrizione degli orari, dalla timbratura del cartellino (o badge), dai permessi da fare approvare al responsabile. Proprio come un arresto domiciliare.

Attento, non dico che un lavoro come libero professionista, come nel mio caso, mi permetta di starmene in vacanza, la maggior parte del tempo. Assolutamente no!

Da quando lavoro come professionista, mi sono accorto che le ore di lavoro sono addirittura aumentate, ma la differenza sostanzialmente è dovuta alla passione che nutro nella mia attività e al fatto di lavorare in ogni luogo del nostro pianeta (connessione internet permettendo).

Il 29 novembre a Roma, ci sarà la prima riunione dei partecipanti del gruppo, un evento che ha già catalizzato su di se, l’interesse dei media, tra cui il Sole24Ore (domenica 2 novembre, pagina 18).

Se anche tu sei di passaggio, ci vediamo lì, così da scambiare qualche idea per dei progetti futuri.

Alessandro Cosimetti

Usi una connessione ad internet? Allora sei un pirata!

Venerdì, Ottobre 31st, 2008

Ho letto questa mattina, la notizia riguardante la proposta della Siae di applicare una tassa ai provider fornitori di linee Adsl.

A quanto pare chi usufruisce di una connessione ad internet, è per forza di cose un pirata. Non vengono considerate minimamente, le innumerevoli attività (legali) realizzabili con il web.

Insomma, se offro consulenza attraverso internet, pubblico ebook, scrivo su di un blog ed apro una Partita Iva per le mie attività commerciali con il web, sono anche un pirata.

Tutto questo perché utilizzo una connessione ad internet, ovvero lo stesso strumento con cui i pirati del web scaricano musica, film e altro materiale sotto licenza d’autore.

Ma allora sono anche un pirata della strada, in quanto possessore di un auto. Un piromane perché ho un forno dentro la cucina. Un assassino, avendo un set di coltelli dentro la credenza.

Ad ogni modo, ogni movente è un valido appiglio per spillare ancora più soldi, attraverso forme di tassazione che altri paesi, facente parte della Comunità Europea, non sostengono.

Si fa presto a parlare di bamboccioni in Italia!

Alessandro Cosmetti

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