Innamorarsi della vita
Sono sempre stato affascinato dalle storie a lieto fine di chi, nel corso della sua vita ha dovuto affrontare problemi a non finire.
Vicende di questo genere somigliano molto a sceneggiature di film, proprio perchè sembrano così irreali e fantasiose.
Mi stupisco spesso di come molte persone (anni fa anche io ero così) si demoralizzino per cose futili e soltanto apparentemente insommontabili. E’ incredibile di come riescano a rendere ancora più grandi, problemi che in realtà potrebbero essere risolti con un pò di lucidità, volontà e fiducia nei propri mezzi.
In PNL, si dice che il “perchè” utilizzato in fase di risoluzione, in realtà non ci offre nessun rimedio dinnanzi un ostacolo.
Tormentarci di continuo sul “perchè” una certa cosa ci sia capitata, non farà altro che approfondire il problema ed amplificare il senso di turbamento e di sconforto che già di per se proviamo in quel dato momento.
Il “come” ci indirizzerà su probabili soluzioni e metterà il nostro cervello in una fase di ricerca e di focalizzazione, verso tutte le possibili varianti risolutive a nostra disposizione.
Ora, tornando per un attimo dietro, ti spiego perchè ho voulto intraprendere questo discorso.
Come avrai sicuramente saputo, essendo una notizia di non poco conto, in questi giorni, è stato asseganto a Mario Capecchi, ricercatore americano di origine italiana, il premio Nobel per i suoi studi sulle cellule staminali (premio condiviso con i britannici Oliver Smithies e Martin Evans).
La notizia di notevole importanza, ha fatto naturalmente il giro del mondo, e qui in Italia non poteva che essere accolta con maggior soddisfazione ed orgoglio.
Personalmente però, non essendo un amante delle “targhetizzazioni” ho posto la mia attenzione su un altro aspetto ed in particolar modo sull’uomo e non soltanto su un “italiano” trionfatore nel mondo.
Questa mattina mentre stavo in auto, il radiogiornale nel ribadire nuovamente la notizia, raccontava di quanto fosse stata difficile ed ingiusta al tempo stesso, la vita del neo premio Nobel.
La sua infatti fu un’infanzia molto diffcile, segnata sin dall’inizio dalla morte del padre, pilota di aviazione, durante una missione in fase di guerra. Sua madre fu deportata in un campo di concentramento per “motivi politici” nel lager di Dachau.
A cinque anni (dopo una breve parentesi in un’altra famiglia) si ritrovò a dover vagare per l’Italia in totale solitudine. Anche lui come tanti connazionali, fu costretto ad emigrare in America in cerca di fortuna insieme alla madre, che riabbracciò dopo la deportazione nel campo di concentramento.
Fu proprio il fratello della madre, docente di fisica, ad introdurlo verso gli studi.
Inizialmente in scienze politiche ma subito dopo in quella che potremmo definire la sua svolta, ossia lo studio della biologia molecolare.
E’ incredibile come l’uomo possa essere talmente innammorato della vita a tal punto da non lasciarsi schiacciare dagli eventi che incontra nel suo percorso esistenziale.
E’ altrettanto incredibile però di come a volte, sia capace di autosabotarsi con pensieri, convinzioni “autolesioniste” senza un minimo di reazione anche difronte a problematiche di così poca valenza.
Quella che ho brevemente accennato è una storia vera, come tante ce ne sono nel resto del mondo, da sempre.
Il resto, fa parte della cronaca dei nostri giorni.
Alessandro
