Ali di pipistrello, code di lucertola, occhi di rospo…
La superstizione va di pari passo con lo stress.
Il condizionamento psicologico dovuto ad un eccesso di accortezze, provocherebbe un senso di ansia e di ipertensione limitante.
Questo è quello che hanno scoperto anche i ricercatori guidati da Adam Galinsky, della Northwestern University di Evanston, nell’Illinois, e da Jennifer Whitson, dell’ateneo del Texas, ad Austin.
Le superstizioni provocano una perdita di spazio e di controllo, capaci di influenzare le nostre relazioni sociali.
Diciamolo apertamente, ognuno di noi, almeno una volta ha dato importanza ai popolari detti o rituali superstiziosi.
Il famoso gatto nero che ci taglia la strada, il passaggio sotto la scala, il carro funebre vuoto.
Di esempi ce ne sono davvero tanti.
Sotto esame la maggior parte dei studenti tiene con se un amuleto, un oggetto porta fortuna o meglio ancora, uno scaccia jella (gettonatissimo il cornetto rosso).
Ma la superstizione, è qualcosa di tangibile o semplicemente una nostra personale interpretazione della realtà?
In PNL potremmo parlare di soggettività e di credenze limitanti.
Queste ultime sono la ferma convinzione della comparsa di un certo evento (o stato d’animo) in relazione ad un impulso esterno.
Un perfetto esempio ce lo offrono gli atleti quando eseguono determinati gesti, poco prima di una loro prestazione sportiva.
Sono convinti che il loro sia un semplice gesto scaramantico, ma in realtà hanno messo in atto due potenti sistemi neurologici della mente umana: visualizzazione ed ancoraggio.
Alessandro Cosimetti
