Un mental coach sportivo per la Roma
Per la Roma, in passato ho perso la voce, ho preso freddo e pioggia a volontà, ho fatto code interminabili per per arrivare allo Stadio Olimpico.
Lo so, se mi segui da tempo sul blog, forse sarai rimasto deluso, sulla mia passione calcistica (non ne ho mai parlato). Ok, dai, puoi tranquillamente dire: “Alessandro, da te non me l’aspettavo!”.
Allora, diciamo che negli ultimi anni, l’interesse per il calcio si è affievolito parecchio. Non vado allo stadio da una vita, e l’ultima partita che ho visto dal vivo, è stata in Spagna, per un incontro del campionato spagnolo (la Liga).
Ma sai, al cuore non si comanda. Diciamo che è una questione affettiva, perché nella mia mente, ho ancora i pomeriggi trascorsi con il resto della famiglia (zii, cugini, amici, ecc.) sugli spalti.
Come dimenticarmi dei pranzi da mio zio a Ponte Milvio, le battute dei miei cugini, gli sfottò, le collette per le coreografie, i ritagli di giornale che mi scambiavo con i miei amici, ex commilitoni, di Torino e Milano (erano i tempi del militare). I raduni nei pub, nei locali pubblici, davanti alla tv quando la pay-per-view era ancora una novità.
Dietro alla maglia della Roma, ci sono momenti, episodi, amarezze e soddisfazioni che inevitabilmente ci portiamo dentro (come ogni tifoso, del resto).
Lo sport è questo. E’ aggregazione, unione, competizione, rispetto (non sempre purtroppo), lealtà (spesso manca). Il calcio per me è amore e odio al tempo stesso (per come si è evoluto).
L’amore, è per i ricordi che porto dentro di me, per il folclore e per l’immancabile senso d’appartenenza, tipico non soltanto nelle discipline sportive (vedi la politica, la musica, i movimenti culturali, ecc.).
Perché soltanto oggi parlo di calcio? Ma, forse perché la Roma in campionato non se la sta passando bene. Siamo reduci da un sonoro 0-4 con l’Inter e domani a Londra ce la vedremo con il Chelsea.
D’appassionato di psicologia e di PNL, mi domandavo se alla squadra potesse servire un mental coach, un preparatore mentale che possa risollevare il morale della squadra.
In fin dei conti, stiamo parlando di un gruppo, che nell’ultima giornata di campionato dello scorso anno, per circa 45 minuti, aveva assaporato l’idea di cucirsi addosso lo scudetto.
La motivazione è tutto nella vita, sia in ambito professionale, sportivo e personale.
Non si diventa scarsi dal giorno alla notte. E’ chiaramente una questione mentale, oltre che amministrativa ed economica (non parlo soltanto in ambito aziendale).
Alessandro Cosimetti
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Tags: crescita personale, motivazione








