Diventare famoso per poi ritrovarsi a lavorare in fabbrica
Diventare famoso non sempre è sinonimo di qualità e capacità .
Questa mattina dalla rassegna stampa del tg, sono venuto a conoscenza della storia di Dennis Fantina, il vincitore della prima edizioni del programma “Amici di Maria De Filippi” – quando ancora si chiamava “Saranno Famosi” (2002).
Lo ricordo, nonostante non abbia mai seguito assiduamente il programma, perché come cantante (questa la sua specialità ) era davvero bravo, anche se non sempre questa dote sembra essere incisiva nel mondo dello spettacolo.
Dopo aver registrato qualche album, il ragazzo ha chiesto di tornare a lavorare nella fabbrica di tappi di sughero, dove prestava servizio prima di intraprendere la carriera di artista.
Ha partecipato anche a delle trasmissioni televisive, ma niente che lo abbia consacrato e contribuito a farlo diventare famoso.
La sua scelta di tornare in fabbrica, più che altro è dovuta dal fatto di avere una famiglia da mantenere (ha un bimbo) e un mutuo da pagare.
Dopo una breve ricerca su Google ho letto una sua intervista dove afferma che la stessa De Filippi, oltre ad un piccolo spazio per la promozione di un suo album, non lo ha più contattato.
Se diventare famoso significa sottostare a dei compromessi, allora è molto più dignitoso lavorare in fabbrica e tornarsene la sera a casa dalla propria famiglia, a testa alta.
Ho amici che hanno pubblicato album e partecipato anche a San Remo ma questo mondo purtroppo è di un’ipocrisia incredibile. Inneggiano la “spazzatura” a discapito del talento costringendo spesso l’artista a delle scelte estreme.
Il sogno di diventare famoso non dovrebbe mai pregiudicare il processo di sviluppo e di crescita personale.
Alessandro Cosimetti
Zen To Done
Il Best Seller Internazionale di Leo Babauta,
uno dei blogger più famosi del mondo!

