Voglio guadagnare ma soprattuto essere libero!
Uno dei gruppi di Facebook a cui ho aderito è “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”.
Il senso del gruppo è rappresentato dalla famosa scena di Alberto Sordi con la pernacchia anticipata dalla frase: «Lavoratori…prrrr….!».
Come non ricordarlo, anche se sul discorso del posto fisso, di Sordi preferisco ricordare il film “Una vita difficile” e la scena dello schiaffo al commendatore dopo l’ennesima umiliazione pubblica.
Se hai avuto modo di leggere il mio profilo personale, ti sarai accorto che non potevo certo astenermi dall’iscrizione e tempo fa scrissi un articolo, proprio sul tema del posto fisso sulla base della mia personale esperienza professionale.
Il “voglio guadagnare” è qualcosa che certamente non dispiace a nessuno, ma ad esso aggungerei anche il grande senso di libertà che un impiego come dipendente, non può offrirci.
L’ho definito il “vincolo territoriale” ovvero la sensazione di prigionia dovuta alla restrizione degli orari, dalla timbratura del cartellino (o badge), dai permessi da fare approvare al responsabile. Proprio come un arresto domiciliare.
Attento, non dico che un lavoro come libero professionista, come nel mio caso, mi permetta di starmene in vacanza, la maggior parte del tempo. Assolutamente no!
Da quando lavoro come professionista, mi sono accorto che le ore di lavoro sono addirittura aumentate, ma la differenza sostanzialmente è dovuta alla passione che nutro nella mia attività e al fatto di lavorare in ogni luogo del nostro pianeta (connessione internet permettendo).
Il 29 novembre a Roma, ci sarà la prima riunione dei partecipanti del gruppo, un evento che ha già catalizzato su di se, l’interesse dei media, tra cui il Sole24Ore (domenica 2 novembre, pagina 18).
Se anche tu sei di passaggio, ci vediamo lì, così da scambiare qualche idea per dei progetti futuri.
Alessandro Cosimetti

