C’è crisi. Te ne sei accorto da solo o te lo ha detto qualcuno?
Vedo due realtà contraddirsi di continuo. In tv e sui giornali leggo della crisi come fosse un morbo oramai incastonato nel nostro organismo.
Parola magica, giustificativo perfetto per pararsi il culo. Alziamo le mani e diciamo tutti in coro: «C’è la crisi!»
Cominciano a configurarsi in aria tante “crisi” svolazzare come farfalle sotto i miei occhi e sopra la testa dei passanti che mi stanno accanto.
Le aziende chiudono per mancanza di fondi e puntano il dito sulla crisi ma mai che si facessero un mea culpa per i fondi buttati al cesso per qualche auto aziendale di troppo, per una cena fra mignotte, per i soliti giochetti nei prati che tanto non servono a niente, tantomeno al workteam.
Così se i dipendenti per vedersi accreditare un livello in più erano costretti ad entrare in ufficio alle 8 ed uscirne non prima delle 20 ora dovranno per forza di cose mettersi l’animo in pace: c’è la crisi.
Per fortuna che non tutti la vivono in questo modo. Due aziende a cui ho fatto consulenza spudoratamente mi hanno detto che “alla faccia della crisi” hanno aumentato il fatturato, un po’ come Amazon con le vendite di dicembre.
In questo caso c’è…crisi di cultura!
Ieri sera sono andato a cena con degli amici. Per le strade di Roma, verso lungotevere si faceva fatica a camminare. Il risotrante era pieno e nonostante la prenotazione, abbiamo aspettato 30 minuti fuori al freddo. Una volta entrati, dalla vetrata non ho potuto fare a meno di vedere altre persone accordarsi in attesa che si liberasse un tavolo.
C’è crisi…si, di tavoli nei locali.
Subito dopo cena, siamo andati a Campo de fiori e come da tradizione, la piazza era stracolma di italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, russi, inglesi. Neanche gli americani mancavano che a quanto pare dovrebbero essere svantaggiati già a priori con il cambio di moneta. E si, c’è crisi.
Questa sera prima di scrivere questo criticatissimo post (me lo immagino) ho fatto una breve ricerca:
La parola crisi deriva dal graco krisis (separazione, scelta, giudizio, decisione) – fu utilizzato in Italia a partire dall’inizio del XIV per caratterizzare dapprima situazioni militari, poi anche politiche, che esigevano una decisione.
Da allora, diagnosticare una crisi serve anche a giustificare un intervento; allo stesso modo, gruppi d’interesse, attraverso i loro discorsi, possono creare crisi reali o fittizie al fine di realizzare i propri obiettivi.
…nell’epoca delle rivoluzioni il concetto esprimeva, nella filosofia della storia, “una nuova esperienza del tempo”, e costituiva “il fattore e l’indice di un cambiamento di epoca” irripetibile, che modificava la storia in maniera “fondamentale”…
…a seconda del punto di vista dell’osservatore, esse possono essere giudicate come positive o negative.
Buona crisi a tutti!
Alessandro Cosimetti
