Il gratis che non c’è

Il gratis piace e catalizza l’attenzione, come del resto tutti i servizi gratuiti che ci capitano sotto tiro.

Quando vediamo qualcosa di nostro interesse, per giunta gratis, davvero non possiamo fare a meno di provarlo.

I servizi gratuiti sono ricercatissimi, soprattutto perché permettono di testare anticipatamente le qualità di un prodotto.

Sul web esistono un’infinità di servizi, che puoi provare gratuitamente per un periodo limitato e acquistare interamente a pagamento, in un secondo momento.

Quello che invece sfugge alla nostra attenzione, sono i servizi gratuiti che di gratis, non hanno proprio nulla.

Ad esempio, quando lavoravo nel settore della vendita dell’usato, di una multinazionale di autonoleggio, ci occupavamo anche delle vetture destinate ai privati.

Quando un auto, terminava la fase di noleggio, veniva valutata sulla base di una serie di elementi: svalutazione sul mercato, stato d’uso, optional, storico dell’auto nel periodo del noleggio.

Questa operazione, ci permetteva di decretare il prezzo finale di vendita dell’auto, alla quale aggiungevamo anche il costo della garanzia, obbligatorio come da prassi.

Naturalmente al cliente dicevamo che la garanzia era un servizio gratuito offerto dall’azienda.

Un altro esempio è il servizio sanitario del nostro paese. Devi sapere, che non sono un grande estimatore della nostra nazione e non ti nascondo che ho in progetto l’idea di trasferirmi altrove.

Spesso, quando ne parlo con gli amici, mi dicono che il servizio sanitario che offre l’Italia è unico nel suo genere, in quanto è totalmente gratuito a differenza degli altri paesi.

In effetti sembrerebbe proprio gratuito, se non fosse per lo stesso meccanismo che adoperavamo nell’azienda di autonoleggio. Paghiamo senza saperlo o senza rendercene conto.

Il servizio sanitario del nostro paese è gratuito, se non fosse per la pressione fiscale alla quale siamo costantemente sottoposti, ovvero una delle più alte di tutta l’Europa.

Quindi, il servizio gratuito che ci propinano, in realtà è già stato ampiamente pagato in largo anticipo.

Alessandro Cosimetti

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4 Responses to “Il gratis che non c’è”

  1. Walter Stucco Says:

    Ma che cazzo di articolo è questo?
    l’hai postato pure su reddit?
    e certo che paghiamo tutti per il servizio sanitario nazionale, ma non è mica una truffa come quella che facevi ai tuoi clienti per la quale dovresti denunciarti da solo se avessi una dignità!

    gli sitpendi del personale con cosa li vuoi pagare?
    i macchinari?
    tutte le strumentazioni?

    in Italia il servizio sanitario nazionale è pubblico, NON gratuito.
    Sei tu che hai voluto fare un parallelo che non esiste.
    Nessuno ha mai detto che in Italia la sanità sia gratuita.
    Ma questo significa che a fronte di una porzione MINIMA delle tue tasse (che bada bene, vanno a fornire servizi anche a TE) che viene destinata alla sanità, tu ricevi gratuitamente alcune prestazioni che altrimenti dovresti pagare profumatamente.
    In questo rientrano molte cose di cui neanche ti rendi conto.
    Ad esempio le visite mediche che ti hanno fatto durante la scuola dell’obbligo, quelle medico sportive di tipo non agonistico (il certificato per andare in palestra), le vaccinazioni obbligatorie (un esempio su tutti l’antivaioloso fino al 1976) il pronto soccorso.
    E così via.
    Ora se per te può andare bene non pagare per non ricevere prestazioni, dovresti anche dire che la prossima volte che andrai al pronto soccorso perché ti sei fatto un taglietto, sarai pronto a pagare 2-300 euro.
    E soprattutto devi dire apertamente che non vuoi essere solidale con chi ha meno possibilità di te e una cosa del genere non può permettersela.
    Insomma invece di far passare un discorso assurdo tipo “la sanità è una truffa legalizzata in cui di gratuito non c’è nulla”, sii meno ipocrita e di “io non voglio pagare per la mia sanità”.Credendo vanamente di pagare meno tasse.
    Spero che non ti serva mai operarti di appendicite.
    Ti accorgerai quanto poco ti costa la sanità italiana e quanto sei fortunato.

    Rispondi a questo commento

  2. Alessandro Cosimetti Says:

    Walter,

    ti rispondo per punti, tralasciando quel “cazzo” che potevi pure risparmiarti, ma non sta a me insegnarti l’educazione.

    Innanzi tutto non devo denunciarmi di niente, perché la politica aziendale della società per la quale lavoravo non dipendevano da me.

    Vorrei sapere che lavoro svolgi, per scoprire se ci siano elementi del tuo lavoro di cui andare fieri.

    Allora, pubblico è sinonimo di gratis. Chiamalo come ti pare ma la sostanza è quella.

    Non parlarmi di strumenti, stipendi quando di soldi pubblici ne sono stati buttati una scaterfa.

    I certificati medici non agonistici si pagano, almeno è quello che accade qui a Roma. Da quale mondo vieni?

    Le analisi si pagano e pure tanto!

    Nessuno regala nulla, visto che circa il 50% dei guadagni (una truffa!) finiscono in tasse.

    Qui si parla di gestione dei soldi e non mi fare il moralista trattandomi da evasore perché sono forse l’unico cretino che paga anche oltre il dovuto.

    Circa un anno fa sono stato operato al Policlinico Umberto I di Roma.

    Ho dormito per due settimane in un camerone con 35 persone con 2 bagni soltanto a diposizione in condizione igeniche sanitarie penose.

    Mi hanno rimandato l’operazione perché la mattina in cui dovevano operarmi hanno ritrovato la sala operatoria sporca del giorno prima.

    Mi hanno operato una settimana dopo, e quando mi sono dovuto recare in sala, ho dovuto attraversare a piedi oltre 3 padiglioni.

    Pensa, due settimane dopo Striscia la Notizia ha fatto un servizio. Per non parlare poi dei precedenti reportage sui condotti con le tubature danneggiate e i ratti che scorazzavano tra le barelle.

    Paghiamo oltre il dovuto, SPRECHI compresi.

    Attento a non parlare di chi non può permetterselo che facciamo lo stesso errore di chi ha una casa popolare con sotto pargheggiato il SUV e le parabole fuori le finistre!

    Va bene pagare, ma il GIUSTO e non per ingrassare le natiche altrui.

    E poi vogliamo parlare dei disservizi sanitari che hanno portato la morte di tanti pazienti? Usa Google e fatti una panoramica di morti assurde!!

    Alessandro

    Rispondi a questo commento

  3. Walter Stucco Says:

    Guarda, non ho niente da nascondere, ho due genitori ex infermieri ormai in pensione, e tanta, ma proprio tanta merda di tirare contro chi lavora nel pubblico, ma mai e poi mai contro il sistema!
    Siamo in Italia e questo vuol dire che qualcuno, o forse tutti, considereranno la res publica come
    una vacca da mungere.
    Il problema sta in questa mentalità.
    Sta nel collega che lavora in mensa che se ne va con le forme di reggiano o con i prosciutti nel bagagagliaio dellla machina.
    Io facccio il libero professionsiata, programmatore, una categoria NON protetta da nessun sindacato.
    Mi hanno chiamato a New York, Londra e altre città a lavorare per aziende estere.Stipendi non certo da fame.Te lo posso assicurare!
    Non sono uno nostalgico né uno che pensa che il bene sia da una parte sola.
    Posso solo dirti che la fortuna di avere un sistema sanitatio publico, è qualcosa che capisci solo quando sei a Philadelphia, un amico della tua ragazza che doveva accompagnarti da lei, prende un palo della luce e tu, con 3 costole incrinate, ti presenti in ospedale e quelli ti chiedono l’assicurazione!
    Publico non vuol dire gratis, ma in Italia pubblico vuol dire “allora possiamo mangiarci tutti”!
    Cominciamo noi a vergognarci per come abbiamo seppellito il giusto solo per avere pochi e futili interessi/ritorni personali.
    Forse questo paese sarà migliore!

    Rispondi a questo commento

  4. Alessandro Cosimetti Says:

    Io invece ce l’ho proprio con il sistema.

    Comunque hai fatto un esempio (le forme di reggiano) che è rapportabile anche nel settore militare.

    Quando ero nel corpo dei Granatieri, vedevo una fila di alimenti vari finire nei bagagliai delle vetture dei marescialli, per poi ritrovarci, noi militari, a mangiarne i resti.

    Quindi, è tutto il “sistema spreco” che non sopporto. Certo, l’esempio di Philadelphia è drammatico, ma la parola “pubblico” non deve esulare dal rispettare i soldi dei contribuenti.

    Nel mio caso, denunciare verbalmente determinati sistemi, davvero non mi rende nessun utile, visto che nel futuro ho l’intenzione di andarmene dall’Italia.

    Il paese sarà migliore quando scenderemo tutti, ma dico tutti, in piazza, ma la vedo un po’ utopistica come ipotesi.

    Pagando il “giusto” di tasse, avremmo soldi a sufficenza per avere una “signora assicurazione” senza ingrassare le tasche altrui. Con quello che paghiamo è pure poco quello che riceviamo.

    Mio fratello un giorno si ruppe il polso e al pronto soccorso gli fecero una semplice fasciatura, nonostante la lastra evidenziasse una frattura. Da quel giorni si è fatto un assicurazione.

    E le liste per ricevere gli organi? E gli extracomunitari clandestini che hanno la precedenza sul contribuente? Ne ho visti di casi, soprattutto in quest’ultimo periodo.

    Stai parlando poi, con uno che è da anni è anche donatore, tanto per tornare sul discorso della solidarietà.

    Alessandro

    Rispondi a questo commento

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